Simo*


In vacanza da una vita

E’ trascorso poco meno di un mese dal mio ultimo giorno di lavoro, da quell’ultimo giorno di una vita estiva che tanto vita non è, che ti assorbe completamente nei suoi meccanismi e nei suoi ritmi lavorativi, che non lascia tempo per se stessi, per l’introspezione, per i tuoi amici. Vivere avendo la sensazione di non vivere davvero, è stato ciò che mi ha tormentata quest’estate.
Eppure ho come l’impressione che siano passati mesi, anni da quella mattina che ho chiuso per l’ultima volta la porta della mia camera. Ho una percezione del tempo distorta, abituata com’ero a vivere le mie giornate velocemente, unicamente in funzione di quel posto, trascurando altre cose imporanti. Come il mio blog, a parte qualche sporadica "apparizione" dal sapore esageratamente deprimente. Quante volte, stando là ho desiderato avere la tastiera di un notebook tra le mani per poter fissare certe sensazioni, certi pensieri che solo quel posto era ed è capace di suscitarmi.

In questo mese sono successe molte cose più o meno importanti, piccoli segni che qualcosa sta, finalmente, cambiando, muovendosi verso altre direzioni e spezzando quel circolo vizioso fatto dalla monotona alternanza università/lavoro.
Se nell’ultimo articolo scrivevo dell’università lasciata macerare tra le mie indecisioni, occupata com’ero a complicarmi la vita con altri pensieri più o meno – ma io propendo per la seconda scelta – razionali, ora posso dire di essermi totalmente lasciata indietro queste incertezze.

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A me piacciono i ragazzi terra terra

Ieri l’ho rincontrato.
Mi ha fatto un cenno con la mano da lontano e mi ha detto all’orecchio che dobbiamo rivederci prima di giugno.
Non so fino a che punto possa esserci davvero interesse da parte sua. Da parte mia non lo so, perché continuo a dimenticarmelo. Anzi, ieri notte mi sono sorpresa di averlo riconosciuto, visto che il suo volto ancora fatico a memorizzarlo, tendendo a resettare tutto ciò che lo riguarda nel giro di poche ore. E questo fatto la dice lunga sul suo gran carisma e sulla mia memoria che, di solito quando si tratta di memorizzare volti, è praticamente imbattibile. Invece con lui non c’è niente da fare. Quando lo vedo – o meglio quando lui mi vede – mi si spengono le sinapsi e le connessioni cervello/occhi. Gli occhi guardano il suo viso ma in realtà è come se vedessi una nuvoletta sfuocata, come in quelle interviste dove l’intervistato non vuole farsi riconoscere. Anche dopo l’ultima volta che ci siamo visti, ricordavo perfettamente com’era vestito (tutto tutto, compresa la marca della cinta e l’orologio), ma nient’altro.
Perché il mio cervellino rimuove continuamente la sua immagine? Mi vuole forse far capire qualcosa?

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Illusione Estiva

Fino a qualche anno fa, la sagra di Sant’Efisio e il suo passaggio nel mio paese segnavano l’inizio ufficiale del conto alla rovescia alla fine della scuola e all’inizio di tre mesi di mare, sole e dolce far nulla.
Anche quest’anno Sant’Efisio è arrivato velocemente, e altrettanto velcomente è andato via, portando con sé anche i primi scorci d’estate: la piazza zeppa di gente e di turisti, i bar senza nemmeno un tavolino libero, il sole che picchia forte e costringe a vestirsi leggeri (ed era anche ora!).
Il week-end lungo portato dal santo non mi ha dato modo di fermarmi. Tra una festa di compleanno , un’aperitivo al solito posto e una serata al pub, non ho avuto un momento libero e ho avuto come l’illusione che fosse già estate.

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Senza titolo

Avvertenza prima di leggere: mi scuso per questi ultimi interventi molto brevi e per questo intervento un po’ deprimente. È un periodo un po’ così, poco definito, con mille incertezze. E io odio le incertezze. Per me dovrebbe essere tutto chiaro, semplice, lineare e razionale. È solo un periodo: passerà anche questo.

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La festa “dei fiorai”

Che gli argomenti in questo periodo pre-primaverile latitassero, si era già capito dal mio post precedente.
Che la gente che ha tanto (ma davvero tanto) tempo libero da sprecare commentando a sproposito, si era capito ancora di più da alcuni commenti di questo post.
Che la festa della donna sia solo l’ennesima trovata studiata a tavolino da qualche oscura lobby di floricoltori e fiorai che, pur di vendere ramoscelli di quegli orribili fiori rinsecchiti chiamati "mimose", sarebbe disposte a tutto, non aveva bisogno di ulteriori approfondimenti in un post apposito.

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I know who I want to take me home

"Every new beginning comes from some other beginning’s end"

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Aspettando il 31

Il bello del mondo dei blog è che nessuno ti chiede che fine hai fatto. Puoi anche smettere di scrivere per 3 mesi e spuntare all’improvviso con un nuovo articolo.
Non mi va di scrivere tutti i giorni, non mi va di scrivere tanto per scrivere.  Sono per il "poco ma buono", piuttosto che per il "tanto e anche scritto male". Non mi piace scrivere di politica: scivolerei inevitabilmente nel qualunquismo. Non mi piace parlare sempre dell’università: in fondo a chi importerebbe conoscere le farneticazioni di una "povera" studentessa di economia. Non saprei nemmeno che argomenti scegliere: sono in periodo di esami e la mia vita sociale è proprio ridotta al minimo, purtroppo.

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Ti scatterò una foto (Update)

 

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Come sempre

Finisce sempre così. Presa dalla foga del momento finisco col dire quello che non penso veramente e vado via sbattendo la porta. Sono davvero stufa. Per ogni minima stupidaggine si finisce con il litigare, tutti alzano la voce per farsi sentire, non ascoltano, tirano fuori altri episodi che non c’entrano nulla. Ognuno accusa l’altro. Io non ce la faccio più a sostenere questa situazione. E’ davvero tutto troppo pesante. Se continua così non credo che resterò in questa casa altri due anni per finire la specialistica. E intanto una lacrima mi riga la guancia.
Sento di essere in gabbia. Sto vivendo una vita che non sento mia, quasi come se osservassi tutto e tutti (anche me stessa) dall’esterno. Sono intrappolata qui, con l’università. con delle persone che, per quanto possa volere bene, non sento vicine in nulla. Non riesco ad avere un dialogo con loro, non perché non voglia. E’ semplicemente che quando sei abituata a prendere le distanze, a non dimostrare niente, dopo 21 anni diventa difficile cambiare. Tutto questo ha influito anche nei miei rapporti con gli altri. All’apparenza posso sembrare una persona forte, che ama divertirsi. Ma dentro sento un vuoto. Sono come quelle case mangiate e rose dalle tarme, dove tutto quello che resta in piedi è solo la facciata, ma dentro non esite più nulla.
Se guardo indietro, in questi ultimi anni i momenti più felici li ho trascorsi d’estate, quando tornavo a casa solo un giorno la settimana. Eppure al lavoro non è stato sempre facile "sopravvivere". Forse ero talmente presa da non dovermi fermare e pensare. Mi piace sentirmi sempre in movimento, in un perenne stato di tensione. Anche se mi lamentavo spesso di tutto questo, dentro di me sapevo che era quello che volevo. E stavo bene. Con me, con loro. Mi mancavano. E riuscivo ad apprezzare le piccole cose della mia quotidianità che, per ovvi motivi, non potevo avere.

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123 ragioni per ricordare il 2007

per la mattina del primo dell’anno
per quella passeggiata al mare il primo gennaio
per il mare in inverno
per i saldi dopo l’Epifania
per la polo a righe di Ralph Lauren
per i pomeriggi passati davanti alla stufa con il libro sulle ginocchia
per il 30 in diritto commerciale senza aver finito di leggere il libro
per tutti i caffè delle domeniche pomeriggio
per tutte le volte che abbiamo incontrato A. e A.
per le pizzette della domenica pomeriggio
per la ricerca del costume di carnevale con F.
per il mio costume da ape
per la festa di Carnevale
per il gin lemon
per le foto impagabili di quella festa
per la sfilata a S. – l’unica a cui sono andata
per aver dato 5 esami in un semestre
per essermi lasciata indietro solo un esame
per le nuove lezioni del secondo semestre
per i pranzi in mensa con M. e R.
per tutte le volte: "Vieni a prendere il caffè da me?"
per tutte le volte in cui il caffè non mi svegliava
per le chiacchierate in pullman con L.
per il giovedì in facoltà
per tutte le volte che incontravo R. in pullman
per "Viva Radio 2" ascoltato con R.
per il giorno in cui ho dato la disponibilità per riniziare il lavoro
per quel sabato al Codice 5
per il Giro d’Italia a Cagliari
per esserci stata anche io insieme ad R.
per i tizi dell’Estathé che non ci hanno dato le trombette
per tutti i gadget che sono riuscita a prendere
per il cappellino rosa (mi stava bene!)
per il lettore di inglese e le sue storpiature dell’italiano
per i fuochi d’artificio sotto l’ombrello con F.
per i nostri crastuli in piazza
per i sabati passati al solito pub
per tutte le volte che incontravamo S. al solito pub
per quella volta che ho rincontrato F. S. e A. al pub dopo mesi
per l’uscita con B. senza aver concluso niente
per quella volta in cui mi sono fatta dalla facoltà alla stazione sotto la pioggia senza ombrello
per le volte che aiutavo qualcuno con ragioneria
per le giornata che stavano iniziando ad allungarsi
per l’incontro inaspettato con F. che non vedevo da anni
per l’ansia qualche settimana prima che riniziassi a lavorare
per la valigia sempre troppo piena
per il primo giorno di lavoro
per aver ritrovato tante facce conosciute
per aver conosciuto nuove persone
per le mie compagne di stanza
per tutte le sigarette fumate al bar dello staff
per la prima festa del personale
per aver fatto un’altra stagione al Beachcomber
per il chiarimento con F.
per aver capito che in realtà non era lui che mi interessava
per la prima volta che lo vidi
per i sabati a Chia
per quel mercoledì al Fuori Luna
per il dj pieno di cazzate
per quella sera che uscii con lui
per i Verdena e "Muori delay"
per Ferragosto che è stato l’inizio della discesa
per aver nascosto la bici a M.
per tutte le volte che A. storpiava l’italiano
per i muffin al cioccolato del room service
per le colazioni fatte di nascosto
per il caffè doppio appena arrivavo in ristorante
per le battute di M.
per gli Sport Nautici e il bar Grottino
per aver conosciuto meglio le mie colleghe
per il regalo che mi sono meritata dopo l’esame di luglio
per tutti i mercoledì di quest’estate
per i ragazzi di Imola
per aver avuto anche quest’anno il giorno libero per Ferragosto
per le feste del personale che facevano schifo
per la lettera di F.
per la lettera lasciata alle mie colleghe
per Gino e per come era sempre in mezzo alle palle
per aver visto Fiorello fare uno scherzo telefonico in diretta
per Cruz che mi ha chiesto informazioni
per me che, mentre davo informazioni, mi sentivo molto professionale
per le canzoni del Fuori Luna e di quest’estate
per il Moet et Chandon
per il guardiano e la bottiglia vuota sul tavolo della veranda
per tutte le volte che siamo usciti a mangiare la pizza
per le chiaccherate con S. fino alle tre e mezza di notte
per la pizza del Corte Noa
per il Rocca Rubia
per tutti i troddietti che ci siamo raccontate
per il carrellino del mini bar
per le caramelle alla fragola che finivano troppo presto
per A., per come sia riuscita a farmi stare meglio
per il primo settembre e quel sabato incredibile
per le mie compagne di stanza (di nuovo)
per il gin lemon che non berrò mai più
per le telefonate delle mie compagne per svegliarmi in tempo
per gli spaghetti al pomodoro con il cappuccino
per i cappuccini con i cuori nella schiuma di P.
per gli occhi gonfi la mattina
per Mtv che passava sempre gli stessi video ma che mi faceva compagnia
per quella frase sussurrata all’orecchio quella notte
per l’ultimo giorno di lavoro
per il primo giorno in facoltà
per aver ritrovato le mie colleghe
per aver conosciuto B.
per aver chiesto il tirocinio sempre lì, sempre al solito posto
per il solito Halloween
per aver conosciuto N.
per non averlo più richiamato
per la festa del personale
per tutte le persone che ho rivisto
per tutto il vino che io e F.abbiamo bevuto
per le scarpe nuove
per tutte quelle che non rivedrò ma ricorderò sempre
per le foto (impagabili)
per la mitica Tullia
per la mattina dopo, così calma, così rilassata
per non aver più nemmeno un esame indietro
per le lezioni interessanti di Storia economica
per questo Natale con i miei parenti e la mia famiglia
per gli auguri che ho ricevuto
per i pochi regali, ma almeno sinceri
per quel sabato al Donegal con V.

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