Simo*


Il giro di boa

 

Credo che questo ferragosto abbia pareggiato i conti con una stagione davvero pessima in tutti i sensi. Era da quasi cinque anni che non festeggiavo un ferragosto in spiaggia: è stato un piacevole tuffo nel passato, un delirio totale. Vedere le nostre facce sconvolte la mattina dopo è stato ancora più divertente.

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Enivrez-vous.

Ho aspettato più di una settimana prima di decidermi a scaricare le foto sul computer, avevo scritto anche un bel resoconto della serata. Eppure è ancora lì nel foglio elettronico di Word che aspetta solo di essere copiato e incollato. Non so cosa stavo aspettando. Forse dovevo solo mettere ancora un po’ ordine in una serata così densa di facce, di parole, di discorsi, di fatti. Oggi ho incontrato B., non la vedevo dal giorno. Abbiamo ricordato alcune cose. O meglio, lei ricordava meglio di me, visto che, dopo un certo punto della serata, ho solo vaghi flash, come spezzoni di un film che si interrompe. L’unica cosa di cui sono sicurissima è che mi sono divertita parecchio. E B. sembra concordare con me.

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Quello che resta

Solo stamattina, nel buio perfetto della mia stanza, ho realizzato che era davvero finita. Niente più sole o luce del lampione che entra dalla porta dimenticata aperta della mia stanza, niente più compagne di stanza che mettono quattro sveglie e non ne spengono nemmeno una, niente più arrampicate per raggiungere il proprio letto e, soprattutto, niente più occhi gonfi e torcicollo al risveglio. Sono alcuni dei lati sgradevoli del vivere in un posto che di familiare ha ben poco, costretta in una casetta di pochi metri quadri con altre persone che il destino – o, meglio, l’ufficio del personale – ha scelto come tue compagne di stanza. E il buio della mia stanza mi ha riportata alla mia vita normale, fatta di ritmi più lenti, di minori responsabilità, di maggiori spazi e di libertà. Questi ultimi novanta giorni sono stati i più duri, i più divertenti, i più tristi, i più difficili, i più facili, i più contradditori della mia vita. Partivo già preparata – memore di due stagioni passate – eppure sono riuscita lo stesso a rimanerne spiazzata. Questa stagione mi è servita per capire cosa voglio veramente fare della mia vita. Prima di tutto devo laurearmi, poi voglio partire: non so ancora esattamente il come, il quando e il dove, ma voglio fortemente staccarmi da questo posto. Sento che altrimenti finirei inghiottita e schiacciata in questo meccanismo senza uscita, per diventare come quelle persone che non vanno via perché non possono e non riescono a trovare di meglio. E si accontentano di quello che hanno già. Io voglio viaggiare, trovare un lavoro che mi piace, che so fare bene, che mi soddisfi, che mi faccia conoscere nuove persone e che mi lasci il tempo per dedicarmi a me stessa, ai miei interessi, alle mie cose. Quest’estate ho sofferto soprattutto della mancanza di tempo per me stessa. Il giorno di riposo era programmato in modo da non essere sprecato e, se ad esempio decidevo di andare al mare, di conseguenza dovevo rinunciare a qualcos’altro. E quando il sole iniziava a tramontare, tornava l’ansia e la consapevolezza di dover riniziare un’altra intera settimana lì dentro. La mia mente non si è fermata un istante. E questo è stato un bene perché non ho avuto modo di restare da sola a riflettere. Tenere la mente occupata è stata la mia preoccupazione più grande per non fermarmi e guardarmi dentro. Prendere la vita come viene, lasciarsi travolgere dalle emozioni, fare come mi pare. E pagarne le conseguenze. E adesso che l’estate è finita, mi devo fermare e guardare dentro. Fare un po’ di pulizia prima di riprendere i miei ritmi quotidiani.

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Ultimo giorno di agosto

A volte pesa non avere nessuno con cui parlare quando una giornata va storta e quando tutto va male.

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Mal d’autunno


Ed eccomi qua. Ad un mese dal mio ultimo intervento nel blog. Mi ero ripromessa di scrivere più spesso ed invece, come mio solito, non ho mantenuto la promessa che mi sono fatta. Io non mantengo mai le promesse che faccio con me stessa. Forse perché so già in partenza che non riuscirò a tener fede agli impegni che mi assumo.
Se potessi definire il mio stato d’animo attuale con un solo aggettivo, direi malinconica. Il freddo è arrivato all’improvviso, mentre ancora m’illudevo che l’estate potesse durare ancora per molto tempo. E invece ecco l’autunno che, prepotentemente, irrompe col suo vento freddo, ingiallendo e staccando lentamente le foglie dal mio ramo.
Spazza via i ricordi, le facce, i profumi, la musica, lasciando solo un velo di malinconia.
La settimana scorsa ho rivisto alcuni colleghi di lavoro. Tutti mi hanno salutato dicendomi: ?Ci vediamo l?estate prossima! Mi raccomando torna!? Ma soprattutto S. che mi ha detto all?orecchio, prima di andare via: ?Torna, mi raccomando! così ci facciamo forza! Glielo facciamo vedere noi chi siamo!?. Mi è venuta un po? di tristezza a sentire queste parole. Non che non mi abbia fatto piacere, però se devo già pensare a cosa farò l?estate prossima, mi viene l?angoscia. Non so a che punto sarò con l?università. L?università prima di tutto. Anche i soldi vengono prima di tutto il resto. E quest?anno, tra quelli che mi sono messa da parte quest?estate e la borsa di studio, almeno fino a luglio dovrei farcela. Rimane ancora aperta la questione ?esami?: lo scorso semestre ne ho saltati due. Non sono riuscita a prepararmi per settembre. Spero che adesso, a dicembre, riesca a dare almeno microeconomia. Se penso a alle condizioni in cui ho preparato diritto privato?non credo che i miracoli accadano due volte!
Le lezioni sono iniziate già da un mese. Ho ritrovato molte delle mie colleghe dell?anno scorso. Ne ho conosciuto di nuovi. Non ho ancora aperto un libro delle materie del nuovo semestre. E so benissimo che questo è un male. Perché già mi vedo tra un mese, che mi toccherà fare i salti mortali per prepararli in tempo tutti e quattro. Ne sono consapevole, eppure adesso non ne ho proprio voglia di iniziare. Devo trovare l?ispirazione. Se non sono ispirata non inizio a fare nulla. Sarà che fatico a ritrovare il mio equilibrio, a riabituarmi. Tutto quello che faccio mi sembra inutile, vuoto, quasi privo di senso. Ma anche l?anno scorso mi è capitato lo stesso? Perché ad ogni cambio di stagione mi devo sentire così? Sarà forse che è proprio in questo periodo dell?anno che sento di più il peso del tempo che passa? E? la ormai presa coscienza che anche quest?anno è andato via, senza che nulla sia cambiato, senza che sia riuscita ad avere la tanto sperata ?svolta?? Ma, soprattutto, è proprio vero che non sono cambiata per niente?
Se ci penso bene, in fondo resto sempre la stessa stupida, insicura, drolla, smemorata persona di sempre. Sono fatta così, con i miei pregi e i miei difetti. Non si può certo cambiare da un giorno all?altro. Almeno ho coscienza dei miei limiti. Forse ho imparato a fingere. A fingere che non mi importi niente, a fingere che tutto vada bene, a fingere indifferenza, a fingere di essere simpatica con chi mio malgrado mi è toccato lavorare. Non vorrei essere fraintesa e essere presa per quella che non sono. Io fingo con le persone di cui non mi importa niente. Con quelle con cui non ho nulla da condividere. E? una sorta di difesa, è un processo che ho sviluppato piano piano col tempo (e che questo lavoro ha accelerato). Sono davvero poche le persone che hanno la mia fiducia. Ho imparato che è meglio non scoprirsi troppo. Non abbassare mai la guardia, o ci si può trovare, all?improvviso, con la faccia a terra, colpiti da chi meno ti aspetti.
A volte però basta veramente poco. Una piccola frase, anche solo una parola. E tutto può cambiare prospettiva. Magari ti rendi conto che non fa tutto schifo. L?altro giorno mi è arrivato un messaggio e, tra le tante cose, questa piccola frase:
«?anyway, it has been a pleasure to meet such a nice person like you and I hope to see you soon»
And I?m glad to have had the chance to meet a beautiful person like you as well.

It?s hard to find decent people in this world. After all, I think I?m so lucky.
Sometimes.