Simo*


Illusione Estiva

Fino a qualche anno fa, la sagra di Sant’Efisio e il suo passaggio nel mio paese segnavano l’inizio ufficiale del conto alla rovescia alla fine della scuola e all’inizio di tre mesi di mare, sole e dolce far nulla.
Anche quest’anno Sant’Efisio è arrivato velocemente, e altrettanto velcomente è andato via, portando con sé anche i primi scorci d’estate: la piazza zeppa di gente e di turisti, i bar senza nemmeno un tavolino libero, il sole che picchia forte e costringe a vestirsi leggeri (ed era anche ora!).
Il week-end lungo portato dal santo non mi ha dato modo di fermarmi. Tra una festa di compleanno , un’aperitivo al solito posto e una serata al pub, non ho avuto un momento libero e ho avuto come l’illusione che fosse già estate.

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Nelle puntate precedenti

Le uscite con B. – la mia ormai ex collega – hanno sempre un qualcosa di imprevedibile. Puoi divertirti tantissimo facendo cose che mai avresti immaginato, oppure non combinare o concludere niente ma farti comunque quattro risate in compagnia. Mi fa sempre un immenso piacere rivedere B., mi ricorda le serate di quell’incredibile estate del 2006. Non nascondo che al lavoro si sentirà la sua mancanza, ma comunque sono contenta che, almeno lei, abbia trovato il coraggio di tirarsi fuori e di trovare qualcosa di meglio.
E fra meno di un mese si rincomincia. E fra meno di un mese consegnerò, ancora una volta, questo blog all’oblio estivo.

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Quelli dell?Estathè se la tirano


L’idea di dover salire in facoltà a piedi, sotto il sole cocente non mi esaltava moltissimo. In più, in pullman ho incontrato R., appassionato di ciclismo più di me. O, almeno, ne capisce più di me, visto che si entusiasma così tanto per un mezzo di trasporto che, invece, ho sempre odiato sin da piccola. Sono dei presagi che fanno già intuire che i miei programmi universitari presto cambieranno e il pomeriggio prenderà una piega decisamente diversa. Tempo due secondi e il mio autoinvito “ma solo per vedere gli stand e il traguardo, poi però salgo perché si fa tardi e non posso mancare e comunque la gara non mi interessa” farà andare a quel paese la lezione di market and finance. Sotto i portici c’è un sacco di gente vestita di rosa: cappelli rosa, magliette rosa, bandane rosa, traguardo rosa, macchine rosa, gente per strada che vende qualsiasi cosa purché sia rigorosamente rosa. E mi viene il sospetto che il pullman mi abbia portato, non a Cagliari come ogni giorno, ma teletrasportata in un universo parallelo: il magico mondo di Barbie. Rabbrividisco al solo pensiero di poter incontrare un Ken in plastica e ossa, ma faccio mente locale e collego quel tripudio di rosa di tutte le tonalità al Giro d’Italia e alla famosa maglia rosa. Anche se le Barbie non mancano. Le ragazze degli sponsor sono tutte magre, carine – a detta di alcuni addirittura belle – e sembrano uscite tutte dallo stesso stampino e subito penso. Perché la loro controparte maschile non è “attraente” non dico come loro, ma almeno un pochetto? Perché nel 2007 si deve assistere ancora ad una simile discriminazione? Ma soprattutto perché R. non si pone questo problema, ma, anzi, sembra essere attratto dagli stand con le ragazze più carine? Io ignoro semplicemente. Si sa che le donne sono esseri superiori. Spero che Piero Angela indaghi su questi misteri ancora irrisolti e dedichi una puntata speciale di SuperQuark. Il Giro d’Italia, mi rendo conto subito, è un evento, prima che sportivo, di marketing. Gli sponsor sono davvero tantissimi e fanno a gara per regalarti uno dei loro gadget. Tutti tranne quelli dell’Estathè. Per qualche ragione, che sfugge ad ogni logica di mercato e del (mio) buon senso, quelli dell’Estathè si sono praticamente rifiutati di regalarci le trombette. Anzi erano molto infastiditi, come se ci stessero facendo un favore. Alla fine della giornata, sul pullman del ritorno, R. ed io ci dividiamo il bottino, ridendo di quante cose inutili siamo riusciti a prendere. È facile notare come, in situazioni come queste, scatti un meccanismo di accumulazione inconscio di tutto ciò che è gratis e in omaggio. Non importa quanto stupido e quanto inutile sia. L’importante è riuscire a prendere qualsiasi cosa. E a prendere più degli altri. E anche io, contagiata dalla “febbre rosa” decido di comprarmi un cappellino del giro d’Italia, più che altro per non rischiare un’insolazione. Sono le cinque. Il sole picchia alto. C’è talmente tanta gente che non posso muovermi e, anche volendo, non saprei dove andare. Alcune persone, i più atletici e coraggiosi, sono seduti sopra le cabine telefoniche e sopra i chioschi delle edicole. Seguo la gara dal maxi-schermo. Inizio a riconoscere il paesaggio. Sono vicini al Poetto. Finalmente – penso io. Tempo una mezz’oretta e i ciclisti arrivano in via Roma che nemmeno me ne accorgo. La volata finale e l’arrivo sono stati davvero emozionanti. Purtroppo non abbiamo potuto vedere la premiazione. C’era talmente tanta gente che, ad un certo punto, non sapevamo se andare a destra o a sinistra. Alla fine sono stanca, ma comunque non mi sono pentita di essere rimasta fino alla fine. Nonostante la mia repulsione verso la bicicletta. D’altronde non capita tutti i giorni di assistere ad un evento del genere. E chissà fra quanti anni ricapiterà in Sardegna. Fossi stata da sola magari non sarei nemmeno rimasta. Il pullman del rientro è lo stesso dell’andata, ma molto più pieno. Qualcuno suona ancora la trombetta rosa. Io sono distrutta per tutte quelle ore in piedi. Prove tecniche per quest’estate. Nella foto: l’arrivo in via Roma, unica foto scattata con il cellulare
Riferimenti: Guarda il video dell’arrivo su YouTube