Simo*


Il giro di boa

 

Credo che questo ferragosto abbia pareggiato i conti con una stagione davvero pessima in tutti i sensi. Era da quasi cinque anni che non festeggiavo un ferragosto in spiaggia: è stato un piacevole tuffo nel passato, un delirio totale. Vedere le nostre facce sconvolte la mattina dopo è stato ancora più divertente.

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Despite all my rage, I am still just a rat in a cage

 

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Lavorare stanca

"La vita si vive o si scrive…." – L. Pirandello

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Illusione Estiva

Fino a qualche anno fa, la sagra di Sant’Efisio e il suo passaggio nel mio paese segnavano l’inizio ufficiale del conto alla rovescia alla fine della scuola e all’inizio di tre mesi di mare, sole e dolce far nulla.
Anche quest’anno Sant’Efisio è arrivato velocemente, e altrettanto velcomente è andato via, portando con sé anche i primi scorci d’estate: la piazza zeppa di gente e di turisti, i bar senza nemmeno un tavolino libero, il sole che picchia forte e costringe a vestirsi leggeri (ed era anche ora!).
Il week-end lungo portato dal santo non mi ha dato modo di fermarmi. Tra una festa di compleanno , un’aperitivo al solito posto e una serata al pub, non ho avuto un momento libero e ho avuto come l’illusione che fosse già estate.

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Nelle puntate precedenti

Le uscite con B. – la mia ormai ex collega – hanno sempre un qualcosa di imprevedibile. Puoi divertirti tantissimo facendo cose che mai avresti immaginato, oppure non combinare o concludere niente ma farti comunque quattro risate in compagnia. Mi fa sempre un immenso piacere rivedere B., mi ricorda le serate di quell’incredibile estate del 2006. Non nascondo che al lavoro si sentirà la sua mancanza, ma comunque sono contenta che, almeno lei, abbia trovato il coraggio di tirarsi fuori e di trovare qualcosa di meglio.
E fra meno di un mese si rincomincia. E fra meno di un mese consegnerò, ancora una volta, questo blog all’oblio estivo.

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Trovato

Questi ultimi giorni ho trovato:

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Ti scatterò una foto (Update)

 

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Di telefoni smarriti e di pezzi di vita persi

La settimana scorsa ho perso un pezzo della mia vita. Non sto esagerando. O forse un po’ sì. Sembra strano come poco meno di 10 centimetri di plastica grigia possano racchiudere quasi due anni di foto, video, messaggi, numeri di persone amiche. Tutto sparito, tutto per colpa di una distrazione di pochi secondi. E dire che erano mesi che mi ripetevo che dovevo salvare tutto sul computer, quasi avessi avuto una premonizione. Ma, come al solito, temporeggiavo e rimandavo all’infinito. Fino alla settimana scorsa non pensavo di essere anche io una di quelle persone "cellulare-dipendente", che considera il cellulare non come uno strumento di comunicazione ma come una naturale appendice del proprio essere.
L’unica consolazione di tutto ciò è stata quella di aver recuperato il mio vecchio numero di telefono e buona parte dei numeri di telefono. Anzi, questa è stata l’occasione per dare una ripulita alla rubrica. Ma certi messaggi, le foto di quest’estate, quelle del mare, i video della scorsa estate sono persi per sempre. Ormai ho superato la fase del "piangersi addosso" e sono un po’ più ottimista. Non è la fine del mondo e sicuramente ci saranno tantissime altre estati per rifarsi!

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Enivrez-vous.

Ho aspettato più di una settimana prima di decidermi a scaricare le foto sul computer, avevo scritto anche un bel resoconto della serata. Eppure è ancora lì nel foglio elettronico di Word che aspetta solo di essere copiato e incollato. Non so cosa stavo aspettando. Forse dovevo solo mettere ancora un po’ ordine in una serata così densa di facce, di parole, di discorsi, di fatti. Oggi ho incontrato B., non la vedevo dal giorno. Abbiamo ricordato alcune cose. O meglio, lei ricordava meglio di me, visto che, dopo un certo punto della serata, ho solo vaghi flash, come spezzoni di un film che si interrompe. L’unica cosa di cui sono sicurissima è che mi sono divertita parecchio. E B. sembra concordare con me.

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Quello che resta

Solo stamattina, nel buio perfetto della mia stanza, ho realizzato che era davvero finita. Niente più sole o luce del lampione che entra dalla porta dimenticata aperta della mia stanza, niente più compagne di stanza che mettono quattro sveglie e non ne spengono nemmeno una, niente più arrampicate per raggiungere il proprio letto e, soprattutto, niente più occhi gonfi e torcicollo al risveglio. Sono alcuni dei lati sgradevoli del vivere in un posto che di familiare ha ben poco, costretta in una casetta di pochi metri quadri con altre persone che il destino – o, meglio, l’ufficio del personale – ha scelto come tue compagne di stanza. E il buio della mia stanza mi ha riportata alla mia vita normale, fatta di ritmi più lenti, di minori responsabilità, di maggiori spazi e di libertà. Questi ultimi novanta giorni sono stati i più duri, i più divertenti, i più tristi, i più difficili, i più facili, i più contradditori della mia vita. Partivo già preparata – memore di due stagioni passate – eppure sono riuscita lo stesso a rimanerne spiazzata. Questa stagione mi è servita per capire cosa voglio veramente fare della mia vita. Prima di tutto devo laurearmi, poi voglio partire: non so ancora esattamente il come, il quando e il dove, ma voglio fortemente staccarmi da questo posto. Sento che altrimenti finirei inghiottita e schiacciata in questo meccanismo senza uscita, per diventare come quelle persone che non vanno via perché non possono e non riescono a trovare di meglio. E si accontentano di quello che hanno già. Io voglio viaggiare, trovare un lavoro che mi piace, che so fare bene, che mi soddisfi, che mi faccia conoscere nuove persone e che mi lasci il tempo per dedicarmi a me stessa, ai miei interessi, alle mie cose. Quest’estate ho sofferto soprattutto della mancanza di tempo per me stessa. Il giorno di riposo era programmato in modo da non essere sprecato e, se ad esempio decidevo di andare al mare, di conseguenza dovevo rinunciare a qualcos’altro. E quando il sole iniziava a tramontare, tornava l’ansia e la consapevolezza di dover riniziare un’altra intera settimana lì dentro. La mia mente non si è fermata un istante. E questo è stato un bene perché non ho avuto modo di restare da sola a riflettere. Tenere la mente occupata è stata la mia preoccupazione più grande per non fermarmi e guardarmi dentro. Prendere la vita come viene, lasciarsi travolgere dalle emozioni, fare come mi pare. E pagarne le conseguenze. E adesso che l’estate è finita, mi devo fermare e guardare dentro. Fare un po’ di pulizia prima di riprendere i miei ritmi quotidiani.

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