Simo*


Ringraziamenti

La settimana critica degli esami e dei presami è finita.
Grazie al cielo tutto è andato bene., anche se aspetto ancora un risultato.
Grazie al mio "portafortuna" che, con pazienza, rispondeva ai miei messaggi senza senso prima delle interrogazioni.
Grazie a B. per la serata di ieri: abbiamo recuperato alla grande il nulla di fatto del primo maggio.
Grazie alle scarpe nuove che mi hanno fatto ballare tutta la notte.
Grazie al magnifico mal di testa che mi accompagnerà fino a domani mattina.
Grazie al nuovo cd di CapaRezza. Già dai tempi de "Il secondo secondo me" avevo capito il genio che si nascondeva. Alla faccia di chi lo ricorda solo per "Fuori dal Tunnel"
Grazie a Zara e alla maglietta dei Clash, che cercavo da tempo e che non pensavo di trovare proprio nel reparto bambino. E’ sempre bello scoprire che le magliette taglia 9-10 anni mi stanno a pennello.

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Notizie dal fronte

 

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Aspettando il 31

Il bello del mondo dei blog è che nessuno ti chiede che fine hai fatto. Puoi anche smettere di scrivere per 3 mesi e spuntare all’improvviso con un nuovo articolo.
Non mi va di scrivere tutti i giorni, non mi va di scrivere tanto per scrivere.  Sono per il "poco ma buono", piuttosto che per il "tanto e anche scritto male". Non mi piace scrivere di politica: scivolerei inevitabilmente nel qualunquismo. Non mi piace parlare sempre dell’università: in fondo a chi importerebbe conoscere le farneticazioni di una "povera" studentessa di economia. Non saprei nemmeno che argomenti scegliere: sono in periodo di esami e la mia vita sociale è proprio ridotta al minimo, purtroppo.

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Ma io cosa devo pensare?


Personaggi: Io, la mia collega (A.)
Luogo: fuori dalla copisteria, dopo la lezione

Prologo:
Quest’anno hanno cambiato i piani di studi e, in particolare, hanno spostato un esame – Marketing – dal secondo semestre del secondo anno al primo semestre del terzo anno. Chi si è immatricolato l’anno scorso (e dunque quest’anno si trovava al secondo anno) doveva ancora seguire il vecchio piano. Quindi, almeno fino a quest’anno accademico, il corso di Marketing doveva tenersi in questo periodo. Ma ovviamente stiamo parlando della facoltà di Economia di Cagliari, mica di una facoltà qualunque e hanno applicato il nuovo piano di studi per gli anni successivi al primo già da quest’anno. E, sorpresa, sorpresa, Marketing ovviamente non c’è.

Atto Unico:
A: Oggi io e L. siamo andate all’ufficio orientamento a chiedere per Marketing…
Io: Davvero? Io non ho avuto tempo per andarci. Cosa vi hanno detto?
A: Hanno detto che molte persone hanno fatto notare l’errore. Che si sono sbagliati e non se ne sono accorti!
Io: Ah…e cosa fanno questi qui tutto l’anno?
A: ….però hanno detto che possiamo seguire un esame a scelta
Io: peccato che le lezioni di quasi tutti gli esami a scelta siano nel primo semestre. E’ rimasta poca scelta
A: Mi hanno dato un opuscolo. Che ne dici di Geografia economica?
Io: Primo semestre.
A: Storia economica?
Io: Primo semestre.
A: Diritto del lavoro?
Io: Primo semestre.
A: Teoria dei cicli produttivi?
Io: Primo semestre
A: Merceologia?
Io: indovina un po’…
A: Guarda questo semestre c’è organizzazione aziendale?
Io: Stai scherzando, vero?
A: Ci toccherà darlo l’anno prossimo inisieme a tutti gli altri
Io:….
A:….
FINE

Morale della favola: Ma cose le paghiamo a fare le tasse? Ma c’è qualcuno che lavora? Certo, se qualcuno dell’ufficio orientamento mi procurasse una macchina del tempo sarebbe tutta un’altra cosa.


Meno uno….


Fatto! Dato! Già dimenticato! Scusate, ora vado a bruciare il libro e il codice civile.


Scrivi un titolo significativo e originale, in modo da attirare l’attenzione del lettore


Non ho vinto al superenalotto, tantomeno un meteorite si è schiantato sulla mia casa polverizzandomi all’istante, e ancora meno ho trovato un argomento di economia che desidero condividere con chi ha la (s)fortuna di capitare nel mio blog. Magari appena riesco a capire qualcosa di macroeconomia, potrò anch’io atteggiarmi a grande esperta di economia e potrò dire la mia sulle sorti del Paese. Magari chiamo Bruno Vespa e gli chiedo se mi invita alla prossima puntata di Porta a Porta dedicata alla finanziaria.
E allora perchè scrivo??
Così, giusto per non perdere l’abitudine.
Gennaio, mese di saldi: ho già fatto un po’ di compere, niente di speciale. Quello della settimana scorsa è stato solo una specie di “riscaldamento” in vista delllo shopping vero e proprio: una polo a righe (davvero bella), una canottiera (che d’inverno ci sta sempre bene) e un maglione scuro quasi come lo volevo io. Mi aspetta proprio un mese alla grande per me e per le mie finanze.
Febbraio, mese di esami. Ahi, ahi, ahi. Che brutto argomento. Meglio saltare e passare alla domanda di riserva.
Marzo, mese di…forse sto andando troppo in là. Meglio se mi fermo.
Per quanto riguarda l’uomo “del mese”, ci sto lavorando – woman at work . Anche se il mese è già a metà. Vabbè, al massimo sarà l’uomo della settimana.

E adesso scappo a cambiarmi, che sono in ritardo! Come al solito.
Come diceva una persona che conosco: “Presto, che è tardi!”

P.S.: non sapevo come intitolare questo articolo e allora ho scelto un titolo originale. Vi ho fregato, vero? :P


10 sigarette…


Mercoledì, 20 dicembre

Sono solo le dieci. La mattina di una lunghissima giornata. Prima di salire in facoltà devo andare in banca. Cinque giorni a Natale e mi ritrovo con soli 50 euro nel portafoglio. Troppa gente che aspetta prima di me. Ci rinuncio, magari ci ripasso domani.
Devo salire in facoltà, non posso arrivare in ritardo il giorno dell’esame.
Mi siedo al solito muretto e aspetto con pazienza (molto poca). Prima sigaretta della giornata.
Sono le undici meno dieci e la tensione inizia a farsi sentire. Per spezzarla mi accendo un’altra sigaretta. Seconda sigaretta della giornata.
Sono già le undici e mezza e del professore nessuna traccia. Nell’aula dove dovrei tenere l’orale c’è un altro esame e un professore che sembra Babbo Natale. “Forse ha lasciato la slitta in seconda fila – penso. Ha l’aria di uno che vuole sbrigarsi e che preferirebbe essere ovunque piuttosto che in una stupida aula. Resto fuori. Terza sigaretta della giornata.
Ad un certo punto ci accorgiamo che il professore era già dentro da un’ora buona: stava interrogando altre persone in un’altra materia. Allora entro nell’aula. E aspetto. Meno male che siamo pochi. Dovrei finire per l’ora di pranzo.
E’ quasi l’una e il professore mi chiama: mi fa due domande abbastanza facili, in confronto ai concetti e ai grafici ben più complicati che ho dovuto memorizzare. Mi alza il voto dello scritto e a me resta la soddisfazione di aver riempito un’altra riga nel libretto e di essermi liberata di un altro esame.
Esco fuori. L’aria freddissima mi investe, sento di essere ancora viva e di aver superato una metà della giornata. Sono quasi stordita dal sole. Rinchiusi in una stanza per ore non fà bene.
Mi mangio un panino velocissima, devo correre in biblioteca. Dopo pranzo ci vuole. Quarta sigaretta della giornata.
Mi siedo in fondo alla biblioteca, nel mio posto preferito, un po’ nascosta da tutti, tranquilla. Apro il libro di matematica e ripasso per il prossimo esame che sarà tra poche ore.
La testa mi sta scoppiando. Mi sento stanchissima dall’esame precedente. Tutte le volte che dò un esame, subito dopo mi sento come svuotata. Con un gran mal di testa. Forse è il caso che smetta di ripassare: ormai le cose le so’. Torno al solito muretto giù in facoltà. Quinta sigaretta della giornata..
Manca ancora molto all’esame. Dalla noia inizio a mandare messaggi alle mie colleghe. Per lo più, da parte loro, sono richieste di aiuto per risolvere esercizi di matematica. Io, paziente, rispondo a tutte. Sesta sigaretta della giornata.
Le quattro si avvicinano e inizio a vedere facce conosciute, facce preoccupate per la prova imminente. Purtroppo io ho tutto da perdere questa volta. E questo pensiero non mi consola affatto. Devo fare bene come la scorsa volta o sarà un guaio. Settima sigaretta della giornata.
Arrivano le mie colleghe. Ci scambiamo pareri, opinioni, paure. Sono abbastanza tranquilla, anche se con questo professore ho imparato che non bisogna mai fidarsi. E infatti avevo ragione.
Lo sapevo. Ha messo un esercizio incredibile. Mi sono venute fuori delle cifre assurde. Maledetto. Se non avessi avuto tutto da perdere, me ne sarei andata sbattendo la porta. E invece sono lì. Le due ore passano troppo velocemente e non riesco a finire quell’esercizio maledetto. Lo faccio presente all’assistente, che mi risponde: “Può sempre tentare con l’orale a febbraio!” Per poco non mi esce un: “Ma vaff..” Come se a febbraio non avessi niente di meglio da fare che dare lo stupido orale di matematica. Ho solo tre esami da preparare, cosa vuoi che sia darne anche un quarto???
Staremo a vedere a gennaio…
Esco dall’aula. Sono esausta. Il mal di testa è sempre più forte. Ho un martello pneumatico che mi buca la testa. Sto pure tremando dal nervoso. Incontro la mia collega. Tutte due incazzate. Ottava sigaretta della giornata.
Ci salutiamo e ci auguriamo un buon Natale. Io corro a prendere il pullman, che mi porterà alla conclusione di questa giornata allucinante. E mentre scendo ne accendo un’altra, tanto è il nervoso. Nona sigaretta della giornata.
Il pullman parte con un po’ di ritardo (strano). Chiudo gli occhi. Lascio che il lettore vada da solo.
Un’oretta dopo sono sulla strada di casa. Finalmente ho finito. Nonostante tutto sono sopravvissuta, e ce l’ho fatta. Me la sono meritata. L’ultima. La decima sigaretta della giornata.


Piccola soddisfazione


Una settimana intera assorbita interamente dal libro di diritto privato. Un’altra settimana per riprendermi. Con in più la soddisfazione di essermela cavata anche stavolta[nonostante il casino della prima domanda dovuta a troppa agitazione.] Con un più che dignitoso 28!
Riesco ancora a sorprendermi e ad essere soddisfatta di me stessa, della mia forza di volontà e della mia testardaggine. Ma soprattutto di aver fatto questo piccolo miracolo in una settimana e mezzo.

E adesso mi aspetta il libro di microeconomia in vista dell’esame di luglio.
E da ieri inzia anche il countdown ufficiale per il ritorno a lavoro. Un mese esatto.
E sento che non mi manca niente. Sono una persona fortunata. Sono caduta e mi sono rialzata, togliendomi la polvere. Senza nessuno.
E tra un mese scriverò un nuovo capitolo della mia vita.