Simo*


In vacanza da una vita

E’ trascorso poco meno di un mese dal mio ultimo giorno di lavoro, da quell’ultimo giorno di una vita estiva che tanto vita non è, che ti assorbe completamente nei suoi meccanismi e nei suoi ritmi lavorativi, che non lascia tempo per se stessi, per l’introspezione, per i tuoi amici. Vivere avendo la sensazione di non vivere davvero, è stato ciò che mi ha tormentata quest’estate.
Eppure ho come l’impressione che siano passati mesi, anni da quella mattina che ho chiuso per l’ultima volta la porta della mia camera. Ho una percezione del tempo distorta, abituata com’ero a vivere le mie giornate velocemente, unicamente in funzione di quel posto, trascurando altre cose imporanti. Come il mio blog, a parte qualche sporadica "apparizione" dal sapore esageratamente deprimente. Quante volte, stando là ho desiderato avere la tastiera di un notebook tra le mani per poter fissare certe sensazioni, certi pensieri che solo quel posto era ed è capace di suscitarmi.

In questo mese sono successe molte cose più o meno importanti, piccoli segni che qualcosa sta, finalmente, cambiando, muovendosi verso altre direzioni e spezzando quel circolo vizioso fatto dalla monotona alternanza università/lavoro.
Se nell’ultimo articolo scrivevo dell’università lasciata macerare tra le mie indecisioni, occupata com’ero a complicarmi la vita con altri pensieri più o meno – ma io propendo per la seconda scelta – razionali, ora posso dire di essermi totalmente lasciata indietro queste incertezze.

Prosegui la lettura »