Simo*



Despite all my rage, I am still just a rat in a cage

 

 

 Nella foto: fuori dalla stanza 52


 

 

Quest’anno c’è qualcosa di diverso. D’altronde ogni anno non è mai uguale al precedente. Ma quest’anno avverto un’atmosfera differente. Non sono ancora riuscita a capire bene di cosa si tratta. Ma avverto la sensazione che quest’anno qualcosa è cambiato. Qualcosa si è incrinato. Eppure il posto è sempre lo stesso, così maledettamente e fastidiosamente familiare: con gli stessi ristoranti, gli stessi alberghi, gli stessi viali alberati, gli stessi odori e gli stessi rumori. Probabilmente è la gente che mi sta intorno che non è più la stessa o, forse, sono io che non ho più quella visione disincantata ed entusiasta dei primi anni.
Credo di essermi semplicemente stufata di tutto questo. Di questa vita-non vita, di stare rinchiusa come in una gabbia, di dovermi sforzare per risultare simpatica, di dover indossare una stupida divisa scelta da un manager dal cattivo gusto o da un sadico senso dell’umorismo.
E, dopo quasi quattro estati, concedetemi questo sfogo. Ci sono troppe cose che non vanno, troppe cose sbagliate. E la frustrazione di non poterci fare niente, se non mordersi la lingua, a volte sino a sentire il sapore del sangue, e dire di sì, aumenta il mio senso di fastidio. Il mio è il ruolo dell’eterna scontenta, quella che si lamenta sempre, quella a cui non va mai bene niente, quella che pretendo troppo da se stessa e altrettanto dagli altri, quella che ha una parola – sia in positivo che in negativo – per tutti.
Ormai questo posto mi trasmette un senso di sicurezza tale che non riesco a dare un senso nemmeno al mio lavoro. Anche gli imprevisti ormai sono diventati prevedibili, non mi smuovono ma mi trasmettono una sensazione di noioso déjà vu. Voglio tornare nel 2006!
Forse ho capito tutto. Questo posto non ha più niente da offrirmi. Quello che ho potuto prendere (e imparare) da questa esperienza l’ho preso (e imparato). Sono arrivata ad un vicolo cieco, ad un punto morto, oltre il quale non conviene andare. Non mi aspetto nuovi stimoli. Vado avanti solo per inerzia, ogni giorno uguale all’altro. Vado avanti solo perché c’è la mia firma su un contratto, forse un po’ troppo lungo. Ma ormai l’impegno l’ho preso. Non sia mai che lasci in corso d’opera qualcosa che ho cominciato. Ora pedalo, come in quel proverbio che parlava di una bicicletta.
Sento che questa sarà l’ultima. Non ci voglio pensare. Sicuramente tra qualche mese, rileggendo tutto ciò, ci riderò sopra. Riderò della mia avventatezza, perché il tempo – sono sicura – mi smentirà. Come sempre. Altrimenti sarà davvero tutto in salita quest’anno.




Commenti

  1.    1 maria ada says:

    Ciao,purtroppo spesso ci sono periodi stagnanti,ma solutamente in questi casi poi arrivano le svolte.

    Posted 2 Luglio 2008, 07:58
  2.    2 mat says:

    cara simo, mi sa che è arrivato il momento di cambiare!!!

    ;)

    un abbraccio

    Posted 6 Luglio 2008, 18:38
  3.    3 Drevis says:

    sono venuto a trovarti! :)

    spero che ormai tu abbia risolto! Magari ora sei in vacanza! :D

    ciao ciao!

    Posted 25 Luglio 2008, 00:10