Simo*


Amici a Cagliari

Non capita tutti i giorni di ospitare a Cagliari un evento (ma è il termine giusto per questo genere di cose!?) così importante. Non capita nemmeno che un ragazzino di Pirri smuova così tanta gente, costringendo alcune anche a levatacce mattutine. Figuriamoci!
E succede che, durante questi avvenimenti (soprattutto quando sono gratuiti), ti capita di imbatterti più da vicino nella caratteristica fauna cagliaritana e non, ovvero quell’essere mitologico altrimenti conosciuto come "gaggio".
Ecco come si presenta il gaggio ideale (ma lo stesso discorso si potrebbe fare per il genere femminile della specie):
- occhiali da sole ultra coprenti, collezione Marocco primavera-estate;
- tatuaggi tribali o lettere gotiche in bella vista;
- cappellino da tennis o, se sprovvisti, capello corto con crestino tutto unto;
- felpa o maglietta aderente smanicata possibilmente con logo e marca scritta a caratteri cubitali;
- jeans stretti o pantaloni possibilmente bianchi che fanno molto 50 cent (o Mondo Marcio);
- ai piedi Nike Shox con colori discreti e minimalisti che vanno dall’arancione ANAS al blu elettrico al giallo evidenziatore.
Ma il vero gaggio, più che nel modo di vestire, si riconosce da come si pone, dall’accento, dal suo gergo e dalle movenze, che, da sole, meriterebbero un intero volume dell’enciclopedia britannica. Mi verrebbe da dire che, più che un modo di vestire, è un modo di essere e di vivere.

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Sulla ragioneria e sui doppi significati (forse)

Quando uno Stato Patrimoniale o un Rendiconto finanziario non quadrano, quasi sempre vuol dire che si è dimenticato di inserire qualche voce e qualche importo. Lì, nella riga del totale, dove ci dovrebbe essere quell’importo ben preciso, invece risulta una sequenza di numeri che non si avvicinano nemmeno lontanamente alla soluzione. E’ sempre questione di una manciata di euro che subdoli si nascondono da qualche parte nelle odiose colonne "dare/avere" della Partita Doppia. Ma poi perché si chiamano "dare" e "avere" quelle colonne lì non l’ho mai capito in tutti questi anni. E all’improvviso diventi miope e controlli all’infinito, spunti le voci già considerate, ricontrolli che tutti i numeretti siano lì al loro posto. Ma proprio non capisci cos’hai sbagliato, cosa ti sei dimenticato, nonostante l’errore sia lì davanti ai tuoi occhi, in tutta la sua banale evidenza. Niente da fare. Perderai molto tempo cercando di capire cosa manca, ritornando sui tuoi passi e rifacendo tutti i calcoli. Perderai anche la pazienza e lascerai perdere tutto, non prima di aver calpestato e dato fuoco alla calcolatrice e ai fogli di mastro. Poi d’improvviso arriva qualcun altro (di solito un collega) che in cinque minuti ti apre gli occhi, facendoti notare la tua mancanza. E pensi a quanto sei stato stupido, a quanto sei stato affrettato nel fare le cose, nello scegliere, nel tralasciare quello che non ti sembrava evidente al momento, nel non accorgerti che quel fondo ammortamento andava sottratto al costo dell’immobilizzazione, che tra i crediti e la cassa ti sei dimenticata di scrivere un "8" o che, semplicemente, la tua calcolatrice ha deciso che la matematica, per lei, è un’opinione.
E, quando tutto tornerà, quando gli impieghi saranno perfettamente uguali alle fonti, quando la variazione di capitale circolante netto quadrerà qualunque sia il metodo utilizzato per calcolarlo, quando finalmente ogni conto avrà trovato la sua posizione esatta, avrai finalmente la visione completa delle cose. Capirai cos’hai sbagliato, capirai come correggerti. Forse.

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Mezzo pieno

Non lo so. Forse mi devo dare una mossa e una bella svegliata.
Lo sapevo che tanto si sarebbe rifatto sentire. Ed io che pensavo si fosse dimenticato o, meglio, che avesse trovato qualcun’altra. Ora non ho proprio più scuse. Se solo me lo ricordassi. Poverino. La mia amica pensa che me la tiri troppo. Ma in realtà non mi importa nulla. Sottile differenza.

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I postumi del mattino dopo

Si sa, il giorno dopo è quello più duro da superare. La mattina successiva tutto ciò che resta è un gran mal di testa, una sete incredibile e una sensibilità alla luce del sole che nemmeno un vampiro. Ed è ancora più difficile quando sei costretta a svegliarti presto con ancora la puzza della sera prima addosso nei vestiti che non hai avuto la forza di cambiarti e nei capelli, con gli occhi gonfi segnati di nero dal trucco ormai sciolto e la sensazione di aver fatto e detto chissà quali cazzate. Il dito del piede rosso e quel livido dove prima non c’era nulla dovrebbero essere un’indizio.
Ognuno ha il suo rimedio per superare la mattina successiva. La mia ricetta è un piatto di pasta col sugo con un cappuccino. O, se le circostanze non lo permettono, tre caffè e tanta acqua.

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L’almanacco del giorno prima (Tanti auguri a me).

Non so se sia peggio rimanere in facoltà dalle 9 alle 19 o prendere il pullman quattro volte al giorno. Sono stanca e il caffè ormai non mi fa nessun effetto. Se dico che non vedo l’ora di tornare a lavoro non mi crede nessuno. E nemmeno io sono tanto convinta di quello che dico. Perché quel lavoro non è tutto rose e fiori (come tutti i lavori del resto), anzi, spesso è solo fonte di incazzature incredibili. Ma, col tempo, i lati negativi tendono a sbiadire e restano solo i lati positivi. Come la promessa di diventare l’assaggiatrice ufficiale della frutta #1. E pazienza se quando l’hai detto eri ubriaca. E allora ti prende la nostalgia per quella specie di "seconda vita estiva", che tanto vita non è. E, quando sei là dentro, non vedi l’ora di tornare alla "solita vita".

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