Simo*


Aspettando il 31

Il bello del mondo dei blog è che nessuno ti chiede che fine hai fatto. Puoi anche smettere di scrivere per 3 mesi e spuntare all’improvviso con un nuovo articolo.
Non mi va di scrivere tutti i giorni, non mi va di scrivere tanto per scrivere.  Sono per il "poco ma buono", piuttosto che per il "tanto e anche scritto male". Non mi piace scrivere di politica: scivolerei inevitabilmente nel qualunquismo. Non mi piace parlare sempre dell’università: in fondo a chi importerebbe conoscere le farneticazioni di una "povera" studentessa di economia. Non saprei nemmeno che argomenti scegliere: sono in periodo di esami e la mia vita sociale è proprio ridotta al minimo, purtroppo.

Prosegui la lettura »


Ti scatterò una foto (Update)

 

Prosegui la lettura »


Come sempre

Finisce sempre così. Presa dalla foga del momento finisco col dire quello che non penso veramente e vado via sbattendo la porta. Sono davvero stufa. Per ogni minima stupidaggine si finisce con il litigare, tutti alzano la voce per farsi sentire, non ascoltano, tirano fuori altri episodi che non c’entrano nulla. Ognuno accusa l’altro. Io non ce la faccio più a sostenere questa situazione. E’ davvero tutto troppo pesante. Se continua così non credo che resterò in questa casa altri due anni per finire la specialistica. E intanto una lacrima mi riga la guancia.
Sento di essere in gabbia. Sto vivendo una vita che non sento mia, quasi come se osservassi tutto e tutti (anche me stessa) dall’esterno. Sono intrappolata qui, con l’università. con delle persone che, per quanto possa volere bene, non sento vicine in nulla. Non riesco ad avere un dialogo con loro, non perché non voglia. E’ semplicemente che quando sei abituata a prendere le distanze, a non dimostrare niente, dopo 21 anni diventa difficile cambiare. Tutto questo ha influito anche nei miei rapporti con gli altri. All’apparenza posso sembrare una persona forte, che ama divertirsi. Ma dentro sento un vuoto. Sono come quelle case mangiate e rose dalle tarme, dove tutto quello che resta in piedi è solo la facciata, ma dentro non esite più nulla.
Se guardo indietro, in questi ultimi anni i momenti più felici li ho trascorsi d’estate, quando tornavo a casa solo un giorno la settimana. Eppure al lavoro non è stato sempre facile "sopravvivere". Forse ero talmente presa da non dovermi fermare e pensare. Mi piace sentirmi sempre in movimento, in un perenne stato di tensione. Anche se mi lamentavo spesso di tutto questo, dentro di me sapevo che era quello che volevo. E stavo bene. Con me, con loro. Mi mancavano. E riuscivo ad apprezzare le piccole cose della mia quotidianità che, per ovvi motivi, non potevo avere.

Prosegui la lettura »


Lezioni di marketing

E anche quest’anno le feste sono giunte al termine. Sono sopravvissuta ai pranzi con i parenti, al cenone e alla baldoria di Capodanno e, infine, ai dolci dell’Epifania. Non so quanto tempo ci vorrà per smaltire gli eccessi di queste due settimane e per riappropriarmi dei miei soliti ritmi. Sinceramente non avevo nessuna intenzione di riprendere la vita regolare di sempre, non mi sarebbe dispiaciuta l’idea di vivere perennemente nei giorni che vanno dal 23 dicembre al 6 gennaio. Anche se, a dirla tutta, se proprio potessi scegliere, preferirei vivere come se fosse sempre estate.

Prosegui la lettura »