Simo*


Il senso di tutto

"Lavoriamo, desideriamo realizzare progetti e viaggiare, ma per tutti noi è fondamentale l’idea del ritorno a un nucleo spirituale da cui abbiamo origine"

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Quello che resta

Solo stamattina, nel buio perfetto della mia stanza, ho realizzato che era davvero finita. Niente più sole o luce del lampione che entra dalla porta dimenticata aperta della mia stanza, niente più compagne di stanza che mettono quattro sveglie e non ne spengono nemmeno una, niente più arrampicate per raggiungere il proprio letto e, soprattutto, niente più occhi gonfi e torcicollo al risveglio. Sono alcuni dei lati sgradevoli del vivere in un posto che di familiare ha ben poco, costretta in una casetta di pochi metri quadri con altre persone che il destino – o, meglio, l’ufficio del personale – ha scelto come tue compagne di stanza. E il buio della mia stanza mi ha riportata alla mia vita normale, fatta di ritmi più lenti, di minori responsabilità, di maggiori spazi e di libertà. Questi ultimi novanta giorni sono stati i più duri, i più divertenti, i più tristi, i più difficili, i più facili, i più contradditori della mia vita. Partivo già preparata – memore di due stagioni passate – eppure sono riuscita lo stesso a rimanerne spiazzata. Questa stagione mi è servita per capire cosa voglio veramente fare della mia vita. Prima di tutto devo laurearmi, poi voglio partire: non so ancora esattamente il come, il quando e il dove, ma voglio fortemente staccarmi da questo posto. Sento che altrimenti finirei inghiottita e schiacciata in questo meccanismo senza uscita, per diventare come quelle persone che non vanno via perché non possono e non riescono a trovare di meglio. E si accontentano di quello che hanno già. Io voglio viaggiare, trovare un lavoro che mi piace, che so fare bene, che mi soddisfi, che mi faccia conoscere nuove persone e che mi lasci il tempo per dedicarmi a me stessa, ai miei interessi, alle mie cose. Quest’estate ho sofferto soprattutto della mancanza di tempo per me stessa. Il giorno di riposo era programmato in modo da non essere sprecato e, se ad esempio decidevo di andare al mare, di conseguenza dovevo rinunciare a qualcos’altro. E quando il sole iniziava a tramontare, tornava l’ansia e la consapevolezza di dover riniziare un’altra intera settimana lì dentro. La mia mente non si è fermata un istante. E questo è stato un bene perché non ho avuto modo di restare da sola a riflettere. Tenere la mente occupata è stata la mia preoccupazione più grande per non fermarmi e guardarmi dentro. Prendere la vita come viene, lasciarsi travolgere dalle emozioni, fare come mi pare. E pagarne le conseguenze. E adesso che l’estate è finita, mi devo fermare e guardare dentro. Fare un po’ di pulizia prima di riprendere i miei ritmi quotidiani.

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Ultimo giorno di agosto

A volte pesa non avere nessuno con cui parlare quando una giornata va storta e quando tutto va male.

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