Simo*


L’ultimo post

In corsivo i miei pensieri.

Sabato inizio la mia stagione estiva. Starò fuori casa per gran parte della settimana e non avrò tempo per aggiornare il blog così tanto spesso.
Tra valige da riempire, argomenti da studiare e ripetizioni di informatica (mi ricordo ancora i database e SQL, incredibile!!Che mente!) avrò la testa impegnata in altre faccende.
Mi dispiace abbandonare la mia “creaturina” e consegnarla all’oblio estivo.
(Sì sono pazza! Parlo del mio blog come se fosse una creatura vivente. Ormai lo considero mio figlio. O figlia? Ma i blog hanno un sesso?)
Quindi vorrei ringraziare quei (pochi, ma fedeli) lettori: sia chi mi ha lasciato un commento, sia tutti quelli che sono voluti rimanere anomini.
Prima o poi tornerò (mi sento molto Arnold Schwarznegger in Terminator: I’ll be back!), con nuove mille cazz….ehm, volevo dire avventure e paranoie (quelle non mancheranno mai!).
Prima che mi scendano le lacrime, la finisco qui. Odio la parte dei saluti.
Ciao
Simo*

P.S. Si vede che non avevo voglia di scrivere?


Come la prima volta

La musica, l’atmosfera, le luci. Tutto esattamente combacia con il mio ricordo. Tutto esattamente come l’anno scorso. La serata è stata una sorta di déjà vu continuo. Sensazioni già vissute ma allo stesso tempo nuove. E mi sono divertita come non ci fossi mai stata. Quasi quanto la prima volta. Il mio – forse – ultimo week-end di libertà. Non è il mare, il caldo asfissiante, i programmi alla televisione che finiscono, la stagione che rinizia, i turisti che affollano la piazza. E’ questo posto. Ha qualcosa che non mi so spiegare. Sono solo sensazioni. Adesso posso finalmente dire che l’estate è iniziata. Davvero!


Pensieri di un viaggio Andata e Ritorno


Quando sono in pullman, mentre ascolto il lettore, guardo fuori dal finestrino e inizio a vagare con la mente. Inizio a pensare cosa potrei, cosa avrei potuto, cosa mi piacerebbe, cosa vorrei. Posso essere nel pullman più affollato del mondo, ma, con le cuffie nelle orecchie e lo sguardo perso tra il traffico del mattino e il paesaggio che scorre familiare, riesco a perdermi nei miei pensieri e nei miei castelli in aria. Pensieri che puntualmente svaniscono appena metto piede fuori dal pullman.
Michael Stipe canta di elefanti spinti su per le scale, di pianoforti caduti dietro le sue spalle e di fiori tenuti in mano, mentre cerca risposte «from the great beyond». Anche io cerco risposte e certezze. «Broadcast me a joyful noise into the times», il tempo che basta per mettere ordine dentro la mia testa.

Avrei potuto fare anche io domanda per l?Erasmus,. Non erano certo i crediti o la media che me l?avrebbero impedito. Eppure non l?ho fatta. Voglio aspettare il secondo anno di specialistica, voglio partire con le idee più chiare, voglio essere consapevole di poter trarre il massimo da questa esperienza. In questo periodo vedo i colleghi preoccupati, indaffarati, con mille scadenze e mille fogli da compilare. Un bel po? di scocciature, insomma. Eppure sono felici e non vedono l?ora di partire. L. andrà a Parigi a settembre. Vedo la sua felicità negli occhi e le mie certezze traballano. E se non fosse così importante aspettare? E se stessi perdendo un?occasione? Sono rimaste libere ancora molte destinazioni. Guarda caso Stoccolma e Vaasa non sono state scelte. Ma ne varrà davvero la pena ritardare di sei mesi la laurea, anziché avere un po? di pazienza e partire più in là? In fondo partire per qualche mese, staccare la spina con la solita vita, non è quello che ho sempre voluto? Potrebbe essere la premessa per trasferirmi, magari definitivamente, all?estero, e trovare lavoro. Vabbè, forse adesso sto andando oltre con l?immaginazione. Meglio avere i piedi ben piantati per terra, piuttosto che vivere nei castelli in aria.
Prima o poi partirò per l?Erasmus: l?unica certezza ferma.
15 giorni esatti al rientro a lavoro. Due aggettivi per descrivere il mio stato d?animo: ansiosa e dubbiosa su ciò che mi capiterà. Ogni volta che devo fare qualcosa ? che sia uscire con qualcuno o partire per un viaggio ? devo avere chiaro tutto quello che farò e dove starò. Purtroppo, in questo caso, non so ancora dove starò con precisione. Posso fare solo delle supposizioni, ricordandomi anche delle esperienze passate. E questo mi fa andare di matto. Una cosa stupida e irrazionale: me ne rendo conto benissimo, eppure quando mi mancano le certezze, mi faccio prendere dall?ansia.
E chissà quest?anno cosa combineranno in quell?ufficio. Non oso immaginare.
«You know who you are. You?re gonna be a star» mi rassicura nuovamente Michael Stipe. Un po? di presunzione non fa male a nessuno. Io sono migliore di quelle quattro fallite che ci sono lì dentro e credono di poter comandare tutto e tutti. Io sono solo di passaggio, loro non potranno aspirare a nient?altro di meglio. Anzi, sanno di essere incastrate in un lavoro senza reali prospettive (soprattutto per chi non ha un titolo di studio adeguato), alla mercé di un capo lunatico, e questo aumenta la loro frustrazione. Io me ne frego, faccio il mio lavoro al meglio che posso, per quel poco che ci resto, poi prendo tutte le mie cose e torno a casa. E loro lo sanno. Sanno che senza quel lavoro sono nulla.
Quest?anno, ogni volta che mi lanceranno frecciatine, ogni volta che mi verrà voglia di piangere, ogni volta che il nervoso cercherà di prendere il sopravvento, ogni volta che faranno le superiori con me, farò un bel respiro, ripeterò tra me queste cose che ho appena scritto ? come se fossero il mio mantra per quest?estate ? e sarò tranquilla. Risponderò a tono, ma sarò tranquilla.
Oggi sono finite alcune lezioni. Le mie colleghe sono ripartite oggi per i loro rispettivi paesi. Ci rivedremo per gli esami. E anche questo secondo anno è quasi finito. E all?improvviso mi rendo conto di come questi mesi siano volati, spazzati via dal tempo che passa sempre più velocemente. Giusto il tempo di sbattere le ciglia e ritrovarmi, nuovamente alle porte dell?estate.

Sono quasi arrivata alla mia fermata. Scendo dal pullman e tutto svanisce. I R.e.m. suonano ancora dal mio lettore. È stata una brutta giornata, niente foto per favore.