Simo*


Un incontro inaspettato: sospesa tra il passato e il presente

- Ma conosci tutti qui? – mi ha chiesto V. venerdì notte, meravigliata.
- A quanto pare, sì! – rispondo io.
Ma forse l’incontro che meno mi aspettavo è stato quello con F., che non vedevo, se non sbaglio, dal diploma.
Cosa fai? Cosa combini all’università? Hai più visto qualcuno degli altri?
Abbiamo chiaccherato un bel po’, considerando che eravamo in discoteca: non uno dei posti più tranquilli del mondo. E’ bello rivedere una persona dopo molto tempo e accorgersi che è cambiata o che non è cambiata affatto.
F. è sempre uguale: alto, magro – anche troppo secondo me – stesso taglio di capelli, azzarderei anche stessi vestiti, ma forse è per colpa della poca luce. Ha sempre quell’aria un po’ tra le nuvole, un po’ da sognatore, che, a volte, in classe, lo faceva passare inosservato.
Ricordo un giorno in quinta, all’ultima ora. Mi giro veso il suo banco e gli dico: – Ma quando sei arrivato? Non ti avevo visto.
Parlandogli di questi due anni, ho subito realizzato di non essere più la stessa persona che ero due anni fa. Due anni fa mi stavo preoccupando per l’esame di maturità, l’università mi sembrava ancora così lontana e appariva come una cosa lontana dai contorni sfumati e non definiti con chiarezza, al lavoro non davo ancora il minimo peso anche perché non sapevo esattamente cosa avrei trovato. Ed eccomi qui ora. Con la scuola ormai dietro le spalle – un capitolo chiuso e lungo 13 anni – , l’università ormai a metà, la laurea a solo un anno e pochi mesi di distanza e il lavoro che ormai conosco e, per questo, mi preoccupa un pochino. E, ovviamente, con la mia dose di delusioni, di momenti felici, di altri meno felici, di illusioni e castelli in aria, di speranze e di certezze.
E mi accorgo che sto parlando quasi solo io. Anche ad F. va tutto bene, come mi racconta. Sono contenta. E quasi quasi mi fa venire nostalgia per la scuola. Magari ci tornerei, ma solo per un giorno. Solo per rivedere tutti i miei compagni, sapere cosa fanno, come stanno, se sono felici, se stanno dando una direzione e un senso alla loro vita.
Io ci sto provando. Ma è ancora presto per dirlo. Non è facile. Ma questa è una conclusione ovvia. Mi sento particolarmente ottimista in questo periodo. L’unica cosa che mi preoccupa è il tempo: troppo poco, troppo effimero. L’estate sta per arrivare e non mi sento ancora pronta.

Sono già le 5 e mezza. F. continua la sua ricerca dell’amico scomparso. Io torno dalle mie amiche. Due baci. Ci salutiamo.


Quelli dell?Estathè se la tirano


L’idea di dover salire in facoltà a piedi, sotto il sole cocente non mi esaltava moltissimo. In più, in pullman ho incontrato R., appassionato di ciclismo più di me. O, almeno, ne capisce più di me, visto che si entusiasma così tanto per un mezzo di trasporto che, invece, ho sempre odiato sin da piccola. Sono dei presagi che fanno già intuire che i miei programmi universitari presto cambieranno e il pomeriggio prenderà una piega decisamente diversa. Tempo due secondi e il mio autoinvito “ma solo per vedere gli stand e il traguardo, poi però salgo perché si fa tardi e non posso mancare e comunque la gara non mi interessa” farà andare a quel paese la lezione di market and finance. Sotto i portici c’è un sacco di gente vestita di rosa: cappelli rosa, magliette rosa, bandane rosa, traguardo rosa, macchine rosa, gente per strada che vende qualsiasi cosa purché sia rigorosamente rosa. E mi viene il sospetto che il pullman mi abbia portato, non a Cagliari come ogni giorno, ma teletrasportata in un universo parallelo: il magico mondo di Barbie. Rabbrividisco al solo pensiero di poter incontrare un Ken in plastica e ossa, ma faccio mente locale e collego quel tripudio di rosa di tutte le tonalità al Giro d’Italia e alla famosa maglia rosa. Anche se le Barbie non mancano. Le ragazze degli sponsor sono tutte magre, carine – a detta di alcuni addirittura belle – e sembrano uscite tutte dallo stesso stampino e subito penso. Perché la loro controparte maschile non è “attraente” non dico come loro, ma almeno un pochetto? Perché nel 2007 si deve assistere ancora ad una simile discriminazione? Ma soprattutto perché R. non si pone questo problema, ma, anzi, sembra essere attratto dagli stand con le ragazze più carine? Io ignoro semplicemente. Si sa che le donne sono esseri superiori. Spero che Piero Angela indaghi su questi misteri ancora irrisolti e dedichi una puntata speciale di SuperQuark. Il Giro d’Italia, mi rendo conto subito, è un evento, prima che sportivo, di marketing. Gli sponsor sono davvero tantissimi e fanno a gara per regalarti uno dei loro gadget. Tutti tranne quelli dell’Estathè. Per qualche ragione, che sfugge ad ogni logica di mercato e del (mio) buon senso, quelli dell’Estathè si sono praticamente rifiutati di regalarci le trombette. Anzi erano molto infastiditi, come se ci stessero facendo un favore. Alla fine della giornata, sul pullman del ritorno, R. ed io ci dividiamo il bottino, ridendo di quante cose inutili siamo riusciti a prendere. È facile notare come, in situazioni come queste, scatti un meccanismo di accumulazione inconscio di tutto ciò che è gratis e in omaggio. Non importa quanto stupido e quanto inutile sia. L’importante è riuscire a prendere qualsiasi cosa. E a prendere più degli altri. E anche io, contagiata dalla “febbre rosa” decido di comprarmi un cappellino del giro d’Italia, più che altro per non rischiare un’insolazione. Sono le cinque. Il sole picchia alto. C’è talmente tanta gente che non posso muovermi e, anche volendo, non saprei dove andare. Alcune persone, i più atletici e coraggiosi, sono seduti sopra le cabine telefoniche e sopra i chioschi delle edicole. Seguo la gara dal maxi-schermo. Inizio a riconoscere il paesaggio. Sono vicini al Poetto. Finalmente – penso io. Tempo una mezz’oretta e i ciclisti arrivano in via Roma che nemmeno me ne accorgo. La volata finale e l’arrivo sono stati davvero emozionanti. Purtroppo non abbiamo potuto vedere la premiazione. C’era talmente tanta gente che, ad un certo punto, non sapevamo se andare a destra o a sinistra. Alla fine sono stanca, ma comunque non mi sono pentita di essere rimasta fino alla fine. Nonostante la mia repulsione verso la bicicletta. D’altronde non capita tutti i giorni di assistere ad un evento del genere. E chissà fra quanti anni ricapiterà in Sardegna. Fossi stata da sola magari non sarei nemmeno rimasta. Il pullman del rientro è lo stesso dell’andata, ma molto più pieno. Qualcuno suona ancora la trombetta rosa. Io sono distrutta per tutte quelle ore in piedi. Prove tecniche per quest’estate. Nella foto: l’arrivo in via Roma, unica foto scattata con il cellulare
Riferimenti: Guarda il video dell’arrivo su YouTube


Chi non muore……


È più di un mese che non metto mano al mio blog. Mi vergogno di me stessa e dello stato di abbandono del mio piccolo spazio privato (si fa per dire). Ci sono stati giorni in cui non sono proprio entrata – nemmeno a vedere se c?era qualche nuovo commento – vuoi perché avevo davvero tante cose per la testa, vuoi perché mio fratello ha praticamente monopolizzato il computer. Roba da denuncia all?anti-trust.
Aprile è passato senza che niente davvero degno di nota succedesse: è arrivata la primavera, le giornate si sono allungate e io, puntualmente, ho rincominciato a starnutire come una disperata. E in più, tanto per infierire, è arrivata anche la sonnolenza tipica di questa stagione. È stato un mese sonnolento, fatto di giornate lunghe e occasioni mancate.
Non ho ancora dato l?esame che mi trascino dall?anno scorso. Colpa del cambio di stagione. Ho fatto davvero bene a dare più esami che potevo a febbraio. Visto l?andazzo, credo che me lo trascinerò ancora per molti appelli. Arrivo in questo periodo dell?anno che sono sempre stanca e insofferente per ogni cosa. Non so perché, ma in aprile divento più pigra del solito. E non è certo questo quello di cui ho bisogno ora.

Adesso, giuro, che riprenderò a scrivere con più regolarità. Almeno sino a quando non tornerò a lavoro. Ho varie cose da raccontare. Se non sbaglio dovevo scrivere di un libro che avevo letto qualche tempo fa. Ieri a Cagliari c?è stata l?ultima tappa del Giro d?Italia qui in Sardegna. Ma queste sono altre storie che meritano un articolo tutte per loro.

E, come ultima cosa, ecco una riflessione socio-economica che mi è venuta in mente mentre studiavo microeconomia e osservavo la gente per strada:
?C?è mercato per tutti. Davvero per tutti.?