Simo*


Simo* vs. Scamarcio (secondo round)


Le mie amiche colpiscono ancora. Alla fine ci sono cascata di nuovo. Si dice che si dovrebbe imparare dai propri errori e non commetterli più. E invece eccomi qui. In un cinema affollato di sabato sera. Siamo tutti ammassati come pecore, aspettando di entrare. M&m’s gialle in mano: mangiarle avendo cura di non rompere la nocciolina che c?è al suo interno è stata l’unica cosa emozionante della serata, giusto per farvi un’idea. E lui è lì, bello come il sole, con uno sguardo vagamente da duro, in un cartonato 2 metri x 70 centimetri, quasi aspettasse il mio passaggio. Io lo guardo con disprezzo, come se quel cartonato potesse vedermi e provare sentimenti: mi viene voglia di sputargli un M&m’s con la bocca ma mi trattengo, vuoi per il pudore vuoi per la folla che mi trascina verso le scale e vuoi per il fatto che le M&m?s sono troppo buone per sprecarne una così.
Le mie amiche, come dicevo, ormai sono irrecuperabili. Vanno a vedere qualsiasi film purché ci sia il nome di Riccardo Scamarcio sulla locandina, non importa che abbia un ruolo in Romanzo Criminale o sia il protagonista della versione in carne ed ossa delle storie di Winnie The Pooh. Il virus della Scamarcite ormai le ha infettate e presentano tutti i sintomi della malattia: gridano frasi sconnesse da tredicenne con l’ormone in subbuglio del tipo: “Minca, Scamarcio è troppo bono” o addirittura azzardano: “Secondo me come attore è troppo bravo” e addirittura: ?A me Scamarcio mi piace in qualunque cosa che fa!?. Ed eccomi qui con loro: cosa ci faccio non lo so. A me Scamarcio non fa impazzire, né come bellezza tanto meno come attore (anche se non nascondo che se passasse per strada mi volterei a guardarlo). Sinceramente non so perché mi stia antipatico: in fondo non mi ha graffiato la macchina mentre usciva dal parcheggio e tanto meno ha staccato le teste alle mie Barbie di quando ero piccolina. Sarà spirito di contraddizione, sarà che in questo periodo non si fa altro che parlare di lui, sarà che è troppo sopravvalutato, sarà che con lui avevo un conto in sospeso già da quando uscì Romanzo Criminale. Chi lo sa. Forse c?è un?inflazione della sua immagine. E a me le cose inflazionate non piacciono. È uscito al cinema con diversi film quest?anno, tutti non fanno che parlarne e ha praticamente monopolizzato pure i servizi di Studio Aperto, uno dei tg più autorevoli d?Italia.
Nonostante questo sono qui, al cinema, con in mano la mia bustina gialla, insieme a un branco di altri ragazzi che corrono per prendere un posto in sala. Cosa avranno da correre poi, me lo devono spiegare, visto che i posti sono prenotati e assegnati prima di entrare al cinema. Forse fa parte della natura umana, è un istinto naturale quello di correre appena si spalanca un cancello, appena si sposta una transenna. Tanto per il gusto di arrivare primi e potersi vantare con gli amici.
Non faccio in tempo a sedermi che inizia la pubblicità, insipida, noiosa pubblicità. Ad un certo punto iniziano i trailer dei film in uscita: appare Scamarcio e un gridolino si alza in sala. È la pubblicità di un nuovo film: ?Mio fratello è figlio unico?. ? Dobbiamo subito andare a vederlo questo! ? mi informa subito la mia amica. E te pareva ? penso io alzando gli occhi al cielo. Da quello che si è capito il nuovo capolavoro è ambientato nel sessantotto o giù di lì e racconta la storia di due fratelli, uno comunista e l?altro fascista convinto. Ovvi e scontati i conflitti tra i due. Il più classico dei cliché, al pari del gatto che rincorre il topo per mangiarselo. Ad un certo punto il fratello di Scamarcio ? nella finzione cinematografica ? canta una canzone fascita. Applauso della sala. Io sto zitta e dalla vergogna mangio un M&m?s rosso. Da questo piccolo particolare ho capito il livello generale della sala. E il tizio che accompagnerà tutto il film con i suoi commenti in sardo ne è la conferma. Quasi quasi vorrei averlo come contenuto speciale nel DVD: ?Guarda il film con il commento esclusivo in sardo?. Sicuramente anche lui, come me, è stato trascinato controvoglia dalla ragazza e questo è il suo modo per vendicarsi della sua amata.
Non parlo del film perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. Se questo film (per non parlare dei libri di Moccia), assieme al suo predecessore, sono o, meglio, hanno la presunzione di essere la fotografia della mia generazione, vorrei chiedere al signor Moccia che immagine distorta ? vorrei dire quasi malata ? hanno di noi ventenni. Io non mi identifico in nulla, in nessuno dei personaggi. Non mi trasmettono emozioni, non mi lasciano niente dentro. Cosa sono? Sono solo dei gusci vuoti senza idee proprie. Sono il parto di questa società dove veline e calciatori analfabeti sono visti come il massimo a cui aspirare. E Moccia questo lo sa bene.
Il film è finito. Tiziano Ferro canta la sua solita canzone d?amore e solo i pochi instancabili sono rimasti seduti ad ascoltarsi anche questo strazio. Ora c?è molta meno gente. Riccardo è lì che mi fissa, ancora con il suo sguardo da duro. Io gli faccio una linguaccia, ben consapevole che è solo una sagoma di cartone. Me l?ha fatta anche stavolta. Mi sento derubata.
E’ inutile che ridi….mi hai fregato 7 euro!
Non è la cifra, è una questione di principio. Ridammi i miei soldi!!!
Riferimenti: Simo* vs Scamarcio (primo round)


Tante idee….poca sostanza


Ieri ho comprato un libro. Di mia spontanea volontà. Sono semplicemente entrata in libreria, ho fatto leggere il titolo e l’autore su un foglietto che ho tolto fuori dalla tasca del giubbotto (la vecchiaia incombe anche su di me!), la commessa me l’ha dato, ho pagato, ho ringraziato e sono uscita.
Da quant’è che non mi capitava?
Se non ricordo male, è da luglio-agosto che non leggo un libro che non sia un manuale di ragioneria o di una qualsivoglia materia economica (o legata ad essa)*. Belli i tempi in cui avevo più tempo per dedicarmi alla lettura. Belli i tempi in cui, ogni volta che accompagnavo i miei a fare la spesa, tornavo a casa con un libro nuovo, scelto tra i tanti dello scaffale del centro commerciale. Belli i tempi in cui il professore di lettere mi obbligava a leggere un libro per poi farne una schedatura (di solito fatta la notte prima della consegna di tutta fretta). Non pensavo sarei arrivata a tanto e rimpiangere addirittura le schedature di Grazia Deledda&co. Mi sto preoccupando di me stessa!
Diventerò presto anche io una di quelle che non legge un libro, ma solo le istruzioni del nuovo cellulare e le avvertenze dello smalto delle unghie e che affermerà con assoluta leggerezza: ?A me non mi piace se mi regalano libri, preferisco una borsa dove mettere il cellulare e lo smalto per le unghie, qualcosa dove non c?è scritto niente se possibile.? **Scenario inquietante.
Ora sto già per finire anche questo libro. Di solito io i libri li divoro in pochi giorni. Il tempo di lettura di solito è direttamente proporzionale al numero delle pagine e dal grado di coinvolgimento che mi suscita. Questo libro in particolare ce l?avevo in mente da gennaio, colpa di una trasmissione beccata per caso sul satellite, dove, appunto, alcuni personaggi (tra cui Nanni Moretti) leggevano alcuni brani abbastanza divertenti. Mi ha colpita subito, sia per l?argomento, sia per il modo in cui era scritto ? molto ironico e sarcastico. A causa di una congiunzione astrale poco favorevole non ero ancora riuscita ad ottenere la mia bella copia in libreria. E, finalmente, gli astri hanno ripreso a sorridermi. Ma di cosa parla non voglio anticiparlo, lo farò a tempo debito.
Ho così tanti spunti dai quali prendere ispirazione per scrivere qualche nuovo articolo. È questo frullare continuo di idee nella mia testa e la paura di non ottenere il risultato sperato, che mi bloccano nella scrittura. Quasi quasi rimpiango quei periodi di assoluto blocco creativo. Purtroppo non mi concedo vie di mezzo: o non penso a nulla o penso troppo.
Qualcosa mi inventerò.
Il resto alla prossima puntata :D

*In effetti un libro ci sarebbe. Ma mi è stato regalato per Natale e non era un libro troppo ?impegnativo?, tanto che l?ho finito la sera stessa della vigilia.
**L?uso sgrammaticato della lingua italiana è puramente voluto per sottolineare il baratro in cui potrei rischiare di cadere


Niente più incertezze: una data per tutti!

15 giugno

Oggi mi sono decisa. Ho fatto i calcoli. Ho contato i giorni. Ho tenuto conto delle feste e degli eventuali ponti. Non ci sono più “e se…” “e ma…” e tutte quelle incertezze legate al non essere sicura se e quando rientrerò. Mi sono fatta due conti. E poi ho dato la disponibilità…sarei voluta tornare anche prima – e me l’hanno pure chiesto quest’anno – ma non posso. Non posso mollare il semestre a metà. Se mi perdo una settimana pazienza, non crolla il mondo. Ma mezzo semestre è totalmente fuori discussione. Anche perché l’anno prossimo mi laureo e devo cercare di restare in regola con gli esami più che posso. Non posso permettermi il lusso di riseguire lezioni già seguite, di dare gli esami più di una volta, di cazzeggiare insomma. Non riesco a capire come ci possano essere persone che considerano l’Università come un “parcheggio”, dove sostare il più possibile e ritardare il momento dell’entrata nel mondo del lavoro. Io, invece, non vedo l’ora di finire e di uscirne fuori. Non vedo l’ora di lavorare (e di fare un lavoro che mi soddisfi), di staccarmi dai miei genitori, di conoscere nuove persone. E se penso che oltre alla trinnale, dovrò fare anche la specialistica, mi vengono i capelli bianchi anzitempo. Per questo motivo ho anche scartato l’ipotesi Erasmus. Perderei troppo tempo. Ipotesi rimandata ai due anni di specialistica. Ma non mi piace fare progetti a troppo medio-lungo termine. Per ora mi godo il momento. Esco, studio, esco di nuovo come non ho fatto in questi ultimi mesi. Recupero un po’ di tempo perso. E intanto aspetto l’inizio della mia terza non-estate.
Senza mare, senza riposo.
E a me va bene così.

15 giugno


Ma io cosa devo pensare?


Personaggi: Io, la mia collega (A.)
Luogo: fuori dalla copisteria, dopo la lezione

Prologo:
Quest’anno hanno cambiato i piani di studi e, in particolare, hanno spostato un esame – Marketing – dal secondo semestre del secondo anno al primo semestre del terzo anno. Chi si è immatricolato l’anno scorso (e dunque quest’anno si trovava al secondo anno) doveva ancora seguire il vecchio piano. Quindi, almeno fino a quest’anno accademico, il corso di Marketing doveva tenersi in questo periodo. Ma ovviamente stiamo parlando della facoltà di Economia di Cagliari, mica di una facoltà qualunque e hanno applicato il nuovo piano di studi per gli anni successivi al primo già da quest’anno. E, sorpresa, sorpresa, Marketing ovviamente non c’è.

Atto Unico:
A: Oggi io e L. siamo andate all’ufficio orientamento a chiedere per Marketing…
Io: Davvero? Io non ho avuto tempo per andarci. Cosa vi hanno detto?
A: Hanno detto che molte persone hanno fatto notare l’errore. Che si sono sbagliati e non se ne sono accorti!
Io: Ah…e cosa fanno questi qui tutto l’anno?
A: ….però hanno detto che possiamo seguire un esame a scelta
Io: peccato che le lezioni di quasi tutti gli esami a scelta siano nel primo semestre. E’ rimasta poca scelta
A: Mi hanno dato un opuscolo. Che ne dici di Geografia economica?
Io: Primo semestre.
A: Storia economica?
Io: Primo semestre.
A: Diritto del lavoro?
Io: Primo semestre.
A: Teoria dei cicli produttivi?
Io: Primo semestre
A: Merceologia?
Io: indovina un po’…
A: Guarda questo semestre c’è organizzazione aziendale?
Io: Stai scherzando, vero?
A: Ci toccherà darlo l’anno prossimo inisieme a tutti gli altri
Io:….
A:….
FINE

Morale della favola: Ma cose le paghiamo a fare le tasse? Ma c’è qualcuno che lavora? Certo, se qualcuno dell’ufficio orientamento mi procurasse una macchina del tempo sarebbe tutta un’altra cosa.