Simo*


This year I’ve learned…


Che le persone non cambiano
che nonostante cerchi di scappare da questa vita, alla fine torno sempre al punto di partenza
che ci possono essere anche modi alternativi per divertirsi
che non conta il posto, ma le persone con cui sei
che non c’è bisogno di grandi cose per passare una bella serata
che una pizza all’una di notte può essere una delle cose più belle del mondo
che si può sopravvivere un giorno anche solo mangiando un pezzo di torta
che il cibo giapponese è buonissimo
che, nonostante il marciume che ti circonda, puoi incontrare delle persone meravigliose
che riesci ad ottenere risultati anche senza troppo impegno
che non bisogna bere troppo
che il giorno dopo ti svegli con un gran mal di testa
che bisognerebbe rilassarsi di più
che se hai un obiettivo, lo raggiungi ad ogni costo
che sei una maledetta testarda
che qualcuno pronto ad ascoltarti piangere c’è sempre
che non tutto il male viene per nuocere
che certe persone esistono solo perché nel mondo c’è molto spazio
che non ti devi buttare giù alla prima difficoltà
che forse studiare è meglio che fare un lavoro patetico, con dei superiori che non ti apprezzano
che sei più matura di una ragazza di quasi trent’anni
che una macchina tutta tua ti farebbe molto comodo
che un bel conto in banca non risolve la vita, ma aiuta
che amare vuol dire soffrire
che è meglio chiudersi a riccio
che forse è impossibile respingere l’amore
che c’è sempre tempo per tornare in palestra
che anche se sei un po’ in carne puoi mettere lo stesso una gonna corta
che gli esami è meglio darli per tempo
che la mia facoltà è disorganizzata
che le feste di Natale sono belle, ma finiscono troppo presto
che è meglio se adesso vado a prepararmi
che quest’anno è passato troppo in fretta
che dodici mesi volano
che hai davanti un nuovo anno per rifarti

Buon 2007 a tutti!!!


10 sigarette…


Mercoledì, 20 dicembre

Sono solo le dieci. La mattina di una lunghissima giornata. Prima di salire in facoltà devo andare in banca. Cinque giorni a Natale e mi ritrovo con soli 50 euro nel portafoglio. Troppa gente che aspetta prima di me. Ci rinuncio, magari ci ripasso domani.
Devo salire in facoltà, non posso arrivare in ritardo il giorno dell’esame.
Mi siedo al solito muretto e aspetto con pazienza (molto poca). Prima sigaretta della giornata.
Sono le undici meno dieci e la tensione inizia a farsi sentire. Per spezzarla mi accendo un’altra sigaretta. Seconda sigaretta della giornata.
Sono già le undici e mezza e del professore nessuna traccia. Nell’aula dove dovrei tenere l’orale c’è un altro esame e un professore che sembra Babbo Natale. “Forse ha lasciato la slitta in seconda fila – penso. Ha l’aria di uno che vuole sbrigarsi e che preferirebbe essere ovunque piuttosto che in una stupida aula. Resto fuori. Terza sigaretta della giornata.
Ad un certo punto ci accorgiamo che il professore era già dentro da un’ora buona: stava interrogando altre persone in un’altra materia. Allora entro nell’aula. E aspetto. Meno male che siamo pochi. Dovrei finire per l’ora di pranzo.
E’ quasi l’una e il professore mi chiama: mi fa due domande abbastanza facili, in confronto ai concetti e ai grafici ben più complicati che ho dovuto memorizzare. Mi alza il voto dello scritto e a me resta la soddisfazione di aver riempito un’altra riga nel libretto e di essermi liberata di un altro esame.
Esco fuori. L’aria freddissima mi investe, sento di essere ancora viva e di aver superato una metà della giornata. Sono quasi stordita dal sole. Rinchiusi in una stanza per ore non fà bene.
Mi mangio un panino velocissima, devo correre in biblioteca. Dopo pranzo ci vuole. Quarta sigaretta della giornata.
Mi siedo in fondo alla biblioteca, nel mio posto preferito, un po’ nascosta da tutti, tranquilla. Apro il libro di matematica e ripasso per il prossimo esame che sarà tra poche ore.
La testa mi sta scoppiando. Mi sento stanchissima dall’esame precedente. Tutte le volte che dò un esame, subito dopo mi sento come svuotata. Con un gran mal di testa. Forse è il caso che smetta di ripassare: ormai le cose le so’. Torno al solito muretto giù in facoltà. Quinta sigaretta della giornata..
Manca ancora molto all’esame. Dalla noia inizio a mandare messaggi alle mie colleghe. Per lo più, da parte loro, sono richieste di aiuto per risolvere esercizi di matematica. Io, paziente, rispondo a tutte. Sesta sigaretta della giornata.
Le quattro si avvicinano e inizio a vedere facce conosciute, facce preoccupate per la prova imminente. Purtroppo io ho tutto da perdere questa volta. E questo pensiero non mi consola affatto. Devo fare bene come la scorsa volta o sarà un guaio. Settima sigaretta della giornata.
Arrivano le mie colleghe. Ci scambiamo pareri, opinioni, paure. Sono abbastanza tranquilla, anche se con questo professore ho imparato che non bisogna mai fidarsi. E infatti avevo ragione.
Lo sapevo. Ha messo un esercizio incredibile. Mi sono venute fuori delle cifre assurde. Maledetto. Se non avessi avuto tutto da perdere, me ne sarei andata sbattendo la porta. E invece sono lì. Le due ore passano troppo velocemente e non riesco a finire quell’esercizio maledetto. Lo faccio presente all’assistente, che mi risponde: “Può sempre tentare con l’orale a febbraio!” Per poco non mi esce un: “Ma vaff..” Come se a febbraio non avessi niente di meglio da fare che dare lo stupido orale di matematica. Ho solo tre esami da preparare, cosa vuoi che sia darne anche un quarto???
Staremo a vedere a gennaio…
Esco dall’aula. Sono esausta. Il mal di testa è sempre più forte. Ho un martello pneumatico che mi buca la testa. Sto pure tremando dal nervoso. Incontro la mia collega. Tutte due incazzate. Ottava sigaretta della giornata.
Ci salutiamo e ci auguriamo un buon Natale. Io corro a prendere il pullman, che mi porterà alla conclusione di questa giornata allucinante. E mentre scendo ne accendo un’altra, tanto è il nervoso. Nona sigaretta della giornata.
Il pullman parte con un po’ di ritardo (strano). Chiudo gli occhi. Lascio che il lettore vada da solo.
Un’oretta dopo sono sulla strada di casa. Finalmente ho finito. Nonostante tutto sono sopravvissuta, e ce l’ho fatta. Me la sono meritata. L’ultima. La decima sigaretta della giornata.


Odio:


Certe persone hanno l’innata capacità di farmi perdere la ragione:

1) quelli che ti rispondono a monosillabi e non riescono a intavolare un discorso intelligente, anche se tu gli dai fiducia
2) quelli che non hanno mai soldi e che stanno sempre comprando
3) quelli che devono sempre farti i conti in tasca (ma fatti i ca**i tuoi)
4) quelli che giudicano senza conoscerti
5) quelli che non ti ascoltano e tu devi ripetere quello che hai appena detto
6) quelli che se ne fregano degli amici
7) quelli che sono perennemente in ritardo
8) quelli che non hanno nessuna passione o interesse nella vita
9) quelli che cercano di farti cambiare idea (e insistono pure)
10) quelli che credono che avere tutto significhi “essere qualcuno”
11) quelli che hanno un bel faccino, ma dentro non c’è nulla
12) quelli che non ridono mai
13) quelli che sono prevenuti
14) quelli che non ragionano con la propria testa e seguono il gregge
15) quelli che credono che tutto sia loro dovuto
16) quelli che non capiscono una battuta ironica
17) quelli che pensano di essere al centro del mondo
18) quelli che non offrono mai niente a nessuno ma si fanno offrire tutto
19) quelli che dormono in piedi
20) quelli che parlano solo di calcio

….Fatemi un piacere: andate a fanculo!!!!


Sindome pre-mensile (!)


Sottotitolo: Lasciatemi in pace perchè oggi mordo.

Puntuale più di un orologio svizzero, ecco che si ripresentano. Ogni mese. Non c’è nulla da fare. Non credo ci sia un rimedio agli sbalzi d’umore di cui sono vittima pochi giorni prima dell’arrivo delle mestruazioni.
Fino a un secondo fa’ stavo bene, adesso mi sento triste e anche un po’ scocciata. Può darsi che tra 10 secondi scoppi a ridere all’improvviso per poi ripiombare nella depressione più grigia. Sono i giorni del mese in cui sono più suscettibile del solito, acida più di uno yogurt dimenticato fuori dal frigo per un mese. Sarà tutto un insieme di fattori che contribuiscono – vedi l’esame che si avvicina a grandi passi, le feste natalizie che mi stressano e deprimono allo stesso tempo, il fatto che sto finendo anche questo assegno e che non ho ancora deciso che piano di studi prendere e che regali comprare. Mi viene voglia di mandare tutto e tutti a fan***o, indistintamente. Si presentasse anche il Presidente della Repubblica.
L’unica cosa che voglio è stare a casa. Magari vicino al camimo, con i piedi al caldo (e mia mamma che mi urla: “Togli i piedi dal fuoco o fai la fine di Pinocchio!!”) e il barattolone di Nutella tra le mani, con buona pace per la mia linea, e abbruttirmi. Lasciarmi andare come non mai.
Non vedo l’ora che arrivi mercoledì. Sono un paio di notti che faccio strani sogni. L’ambientazione è sempre la stessa: un’aula non meglio precisata della mia facoltà, con me seduta in un banco e il compito di micro sul banco. E io che non ho la più pallida idea di quello che c’è scritto: cose mai viste, cose mai fatte, cose senza senso e addirittura esercizi di altre materie (vedi statistica e ragioneria). E intanto tutti gli altri sembrano così sicuri di sè stessi.
Certe volte vorrei proprio essere nata ragazzo. Ma poi ci penso bene, vedo il livello dei “maschi” che c’è in giro e ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di far parte del nevrotico mondo femminile.
Mentre cerco di placare l’ormone impazzito, torno a studiare, che forse è meglio!!
E vi lascio con un avvertimento:
Non toccatemi perché oggi sarei capace di staccare un braccio al primo che passa. Così. Senza motivo. Sarei pazza? No sono una donna, e almeno una volta al mese me lo posso permettere.


Equivocando….


Io non capisco.
Sai che novità, penserà qualcuno. C’è poco da fare gli spiritosi cari miei.
Io non capisco. E sono serissima. C’è una cosa che ancora mi sfugge riguardo all’altro sesso. Oddio!! non che tutto il resto sia chiaro e limpido, ma questo dubbio particolare mi gira per la testa da qualche giorno. E chissà che qualche baldo gentleman non sciolga questo nodo amletico.
Ecco il mio problema.
Credo di essere una persona mediamente socievole. Non sarò il massimo della compagnia, soprattutto quando ho poca confidenza o quando mi trovo ad affrontare situazioni con nuove persone. Ci vuole del tempo prima che ingrani. E, una volta fatto, non mi ferma più nessuno. Quando mi trovo davanti una persona nuova, cerco di conoscere, oltre al nome – quello mi sembra il minimo – anche qualcosa in più. Giusto per farmi un idea della persona con cui ho a che fare. Lo faccio con tutti, ragazzi, ragazze, donne, uomini, persone dall’identità confusa, belli brutti e così così. Non faccio distinzioni.
Sono gentile con tutti. Anche con chi “a pelle” trovo insopportabile.
Non lo so. Forse sono troppo gentile. Forse sembro troppo interessata. Perchè spesso e volentieri mi è capitato che molti ragazzi equivocassero questo mio atteggiamento. Atteggiamento che trovo assolutamente normale. Il 99% di loro è convinto che io ci stia provando e che mi sia perdutamente innamorata di loro. E perchè? Perché magari mi sono interessata per cinque minuti alla loro vita. O, peggio ancora, perché li saluto, ogni tanto mi faccio sentire con un messaggio.
Non capisco perché la mia cortesia quando riguarda un ragazzo debba per forza essere scambiata per un interesse più particolare.
Non è possibile che dietro questo mio interesse non ci sia solo un sentimento di amicizia?
Ma è possibile che ci sia gente talmente egocentrica, o talmente limitata da non contemplare una possibile amicizia uomo-donna?
Piccoli equivoci che danno adito poi a pettegolezzi, voci non vere. E poi ti tocca pure difenderti. Smentire, far stare zitti chi fa commenti fuori luogo. E sinceramente non ne ho voglia. Ogni volta.
Non so. Magari non me ne accorgo e, involontariamente, provoco o lascio intendere cose che non sono vere. E poi succedesse con chi dico io. No mai. Ma scherzate? E che mondo sarebbe, se non fosse alla rovescia?

Tanti punti di domanda sopra la mia testa, che difficilmente andranno via.


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