Simo*


Una sera con….


L’autista ha spento le luci. Finalmente posso chiudere per un attimo gli occhi e riposarmi, in questo breve viaggio che mi riporta a casa. Due giorni a Cagliari possono stancare anche una pendolare veterana come me, che conosce a memoria tutti gli orari di tutti i pullman – sia di città che non – e che in 7 anni ha viaggiato in tutte le condizioni atmosferiche possibili e ne ha viste di tutti i colori, davvero troppe per potersi stupire ancora.
Casiniste come poche. Praticamente ci sentivamo solo noi in tutto il locale. E in tutta la casa dello studente di via B. Ieri sera abbiamo riso tantissimo. Anche se le conosco ormai da più di un anno, non ho mai avuto l’occasione di uscire con le mie colleghe – nonché future commercialiste, economiste, impiegate di banca, consulenti di borsa e così via. Io non mi fiderei molto a mettere i miei soldi in mano a noi! O, almeno, ieri sera non eravamo troppo credibili come diligenti e seriose studentesse di Economia.
Come capita per la maggior parte delle amicizie universitarie, ci siamo incontrate per caso. Veniamo da posti completamente diversi. Scuole diverse. Paesi diversi. Eppure ci siamo incontrate.
La prima che ho conosciuto è stata A. L’ho conosciuta il primissimo giorno. Si era seduta affianco a me durante la prima lezione di Economia Aziendale e abbamo cominciato a parlare. E a sederci sempre vicine. Le altre le abbiamo conosciute qualche giorno dopo. E da quasi subito abbiamo cominciato a “fare gruppo”. Qualcuna l’abbiamo persa strada facendo. Quest’anno siamo divise in corsi diversi, ma ci vediamo lo stesso. E le occasioni non mancano.
Ora sono a casa, tra un po’ vado a dormire. Distrutta. Quattro ore di lezione pesantissime. L’unica cosa che voglio è farmi una lunga doccia. E dormire. Domani si rincomincia.

Ieri è stata una bella serata. A testimonianza tante foto. Una più bella dell’altra. E chissà che presto o tardi non si replichi.


Eternal Sunshine of the Spotless Mind


Chi non ha mai desiderato almeno una volta nella vita di avere una seconda possibilità? Di poter prendere tutto quello di sbagliato, di brutto e di troppo doloroso che c’è nella propria vita e buttarlo via? Come strappare un foglio sporco, pieno di errori e riniziarne uno nuovo e pulito.
Chi non pagherebbe per poter farsi estirpare dalla propria mente i brutti ricordi e risvegliarsi la mattina sereni e felici come se nulla fosse?
Ammetto di averci pensato tante volte. Ma così tante che ormai ho perso il conto. Ecco che passanto davanti ai miei occhi, come le sequenze di un film, i brutti ricordi, le brutte esperienze, le porte sbattute in faccia, l’abbandono di persone a me care, l’indifferenza di chi mi stava intorno. Come se non fosse mai stato niente. Conservare solo le cose positive e sbarazzarsi di quelle negative. Sarebbe davvero troppo bello. Troppo bello per essere vero!
Sembra quasi fantascienza, eppure è realtà in questo film che vede protagonisti una coppia di fidanzati, Joel (Jim Carey) e Clementine (Kate Winslet), tanto innamorati quanto diversi. Lei estroversa ed eccentrica, lui timido e impacciato. Apparentemente non sembrano fatti l’una per l’altro. Eppure a loro basta davvero poco per intendersi, uno sguardo, un sorriso. Nonostante le differenze, il loro è un amore passionale, violento, romantico, dolce. Uno come piacerebbe a me.
Dopo l’ennesimo litigio, un giorno, lei decide di cancellare Joel dai suoi ricordi, che di punto in bianco si ritroverà solo e confuso. Venuto a conoscenza di quanto accaduto, anche lui decide di sottoporsi al trattamento, ma all’ultimo momento cambierà idea e cercherà con tutte le sue forze di conservare almeno un ricordo della sua storia d’amore.
Uno dei pochi film ad avermi impressionato in positivo. Cosa molto difficile per una di gusti molto complicati come me. Il film è un continuo susseguirsi di flashback che, piano piano, come se fossero tante tessere di un unico grande mosaico, ci svelano la tormentata storia d’amore dei due protagonisti. A tratti claustrofobico, il film sembra seguire più che una trama lineare, i pensieri confusi di Joel.
Inutile parlare della bravura degli attori: Jim Carrey non si smentisce e dimostra di sapersi calare anche in ruoli drammatici (per chi non l’avesse fatto, consiglio di guardarsi anche “Man on the moon”) e non solo capace di fare boccacce e smorfie. E’ entrato di diritto nella mia lista dei 10 film preferiti.
Unica nota negativa – se così si può definire – la traduzione italiana del titolo. Gli adattatori si distinguono sempre per queste scelte molto discutibili: come banalizzare un titolo, che nell’originale è invece molto poetico, traducendolo nel ridicolo “Se mi lasci ti cancello”. Orrendo.

Dopo aver visto questo film mi sono fermata a riflettere. A riflettere su quanto possa essere importante e prezioso conservare il ricordo di una persona. Non importa quanto ci abbia fatto soffrire. Da qualche parte ho letto che noi siamo la somma dei nostri ricordi. Senza una storia alle spalle non siamo nessuno. Non abbiamo identità. Piacerebbe a tutti poter dimenticare, perchè spesso ricordare vuol dire riaprire ferite non del tutto rimarginate. Ma – parlo per esperienza personale – paradossalmente ciò che di negativo c’è stato nella mia vita, mi ha influenzato in positivo. Senza la memoria di certe esperienze negative, adesso credo che non sarei la stessa persona. Forse sarei potuta essere migliore di così. O fose peggiore. Chi può dirlo?
Ogni persona incontrata nella mia vita (anche solo per poco) è qualcosa di unico e prezioso. Da conservare gelosamente nei miei ricordi. Ogni persona incontrata ha contribuito ad arricchirmi. A farmi diventare quella che sono e quella che sarò.
Grazie.


Mal d’autunno


Ed eccomi qua. Ad un mese dal mio ultimo intervento nel blog. Mi ero ripromessa di scrivere più spesso ed invece, come mio solito, non ho mantenuto la promessa che mi sono fatta. Io non mantengo mai le promesse che faccio con me stessa. Forse perché so già in partenza che non riuscirò a tener fede agli impegni che mi assumo.
Se potessi definire il mio stato d’animo attuale con un solo aggettivo, direi malinconica. Il freddo è arrivato all’improvviso, mentre ancora m’illudevo che l’estate potesse durare ancora per molto tempo. E invece ecco l’autunno che, prepotentemente, irrompe col suo vento freddo, ingiallendo e staccando lentamente le foglie dal mio ramo.
Spazza via i ricordi, le facce, i profumi, la musica, lasciando solo un velo di malinconia.
La settimana scorsa ho rivisto alcuni colleghi di lavoro. Tutti mi hanno salutato dicendomi: ?Ci vediamo l?estate prossima! Mi raccomando torna!? Ma soprattutto S. che mi ha detto all?orecchio, prima di andare via: ?Torna, mi raccomando! così ci facciamo forza! Glielo facciamo vedere noi chi siamo!?. Mi è venuta un po? di tristezza a sentire queste parole. Non che non mi abbia fatto piacere, però se devo già pensare a cosa farò l?estate prossima, mi viene l?angoscia. Non so a che punto sarò con l?università. L?università prima di tutto. Anche i soldi vengono prima di tutto il resto. E quest?anno, tra quelli che mi sono messa da parte quest?estate e la borsa di studio, almeno fino a luglio dovrei farcela. Rimane ancora aperta la questione ?esami?: lo scorso semestre ne ho saltati due. Non sono riuscita a prepararmi per settembre. Spero che adesso, a dicembre, riesca a dare almeno microeconomia. Se penso a alle condizioni in cui ho preparato diritto privato?non credo che i miracoli accadano due volte!
Le lezioni sono iniziate già da un mese. Ho ritrovato molte delle mie colleghe dell?anno scorso. Ne ho conosciuto di nuovi. Non ho ancora aperto un libro delle materie del nuovo semestre. E so benissimo che questo è un male. Perché già mi vedo tra un mese, che mi toccherà fare i salti mortali per prepararli in tempo tutti e quattro. Ne sono consapevole, eppure adesso non ne ho proprio voglia di iniziare. Devo trovare l?ispirazione. Se non sono ispirata non inizio a fare nulla. Sarà che fatico a ritrovare il mio equilibrio, a riabituarmi. Tutto quello che faccio mi sembra inutile, vuoto, quasi privo di senso. Ma anche l?anno scorso mi è capitato lo stesso? Perché ad ogni cambio di stagione mi devo sentire così? Sarà forse che è proprio in questo periodo dell?anno che sento di più il peso del tempo che passa? E? la ormai presa coscienza che anche quest?anno è andato via, senza che nulla sia cambiato, senza che sia riuscita ad avere la tanto sperata ?svolta?? Ma, soprattutto, è proprio vero che non sono cambiata per niente?
Se ci penso bene, in fondo resto sempre la stessa stupida, insicura, drolla, smemorata persona di sempre. Sono fatta così, con i miei pregi e i miei difetti. Non si può certo cambiare da un giorno all?altro. Almeno ho coscienza dei miei limiti. Forse ho imparato a fingere. A fingere che non mi importi niente, a fingere che tutto vada bene, a fingere indifferenza, a fingere di essere simpatica con chi mio malgrado mi è toccato lavorare. Non vorrei essere fraintesa e essere presa per quella che non sono. Io fingo con le persone di cui non mi importa niente. Con quelle con cui non ho nulla da condividere. E? una sorta di difesa, è un processo che ho sviluppato piano piano col tempo (e che questo lavoro ha accelerato). Sono davvero poche le persone che hanno la mia fiducia. Ho imparato che è meglio non scoprirsi troppo. Non abbassare mai la guardia, o ci si può trovare, all?improvviso, con la faccia a terra, colpiti da chi meno ti aspetti.
A volte però basta veramente poco. Una piccola frase, anche solo una parola. E tutto può cambiare prospettiva. Magari ti rendi conto che non fa tutto schifo. L?altro giorno mi è arrivato un messaggio e, tra le tante cose, questa piccola frase:
«?anyway, it has been a pleasure to meet such a nice person like you and I hope to see you soon»
And I?m glad to have had the chance to meet a beautiful person like you as well.

It?s hard to find decent people in this world. After all, I think I?m so lucky.
Sometimes.