Simo*


Tiriamo un po’ le somme…..


Ieri si è conclusa ufficialmente l’estate. Non ci sono storie che tengano. L’ha detto il calendario. Equinozio d’autunno. E da ora in poi le giornate andranno sempre più ad accorciarsi. Visto che avevo promesso una lista per riassumere l’estate appena passata, eccola qua. Speriamo che il mio cervello non mi giochi brutti scherzi! I giorni peggiori, quelli che credevi non sarebbero mai finiti e quelli in cui avresti avuto voglia di mollare tutto e tutti: 1. Il giorno in cui sono arrivata in ritardo. E come se non bastasse sono stata cazziata anche per una cosa successa il giorno prima (tanto per infierire un po’). 2. Il giorno dopo il mio riposo, quando ha piovuto così tanto che il ristorante era superaffollato, i clienti facevano la fila per un tavolo, la sala si era allagata e io non ci stavo capendo più niente. 3. Quando mi sono trovata in difficoltà perchè dovevo preparare un esame e mi avevano messo in stanza con altre sei persone (disordinatissime tra le altre cose). I giorni migliori (al lavoro): 1. La cena di chiusura del Bellavista. Siamo rimasti a ridere sino alle 2 di notte. Mai riso tanto in vita mia. 2. Quando tutti i computer si sono bloccati e abbiamo dovuto fare i conti del pranzo tutti a mano (il che può essere un controsenso, ma è così). 3. La cena di chiusura del cinese, con menu a base di cibo cino-nipponico (si dirà così?mah…). Le serate che avresti voluto non finissero mai: 1. Le prime due feste del personale. 2. L’inaugurazione del Baia Chia. 3. La serata al Poetto con gli altri. Tra le altre cose abbiamo beccato la fine del concerto dei Sikitikis. 4. La pizzata per la partenza di D. Cosa non ti mancherà: (molte cose ^_^ ) 1. Decisamente il cibo della mensa. Và oltre ogni umana immaginazione. 2. Le "commissioni" che mi faceva fare. – Passa al tennis, vai agli sport nautici, fai un salto in tipografia, vai in magazzino – Eccheppalle 3. La convivenza forzata con altre 2 persone con cui non avevo nulla da spartire. 4. Le sere in cui mi metteva alla Torre, il mio incubo. Finivo sempre tardi. Cosa invece ti mancherà: 1. Le paste di P. la mattina quando ero alle 10 (alla crema, al miele, alla nutella, i muffin). 2. La mia "postazione" del pranzo. Sola soletta. Mi facevo i fatti miei senza dover rendere conto a nessuno – lavoro a parte. Che fortuna! 3. Tutti quelli che lavoravano al pranzo con me. Ma soprattutto mi mancheranno i troddi miei, di B. e di S. (che crastule!) Persone che è valsa la pena conoscere: Tante, troppe. Non mi va di fare elenchi per questo. Sono sicura che me ne dimenticherò qualcuna. Persone che se non ci fossero state sarebbe stato meglio ( non tanto per il lavoro ma per l’umanità in generale): Tante, troppe. Prime fra tutte le streghe inacidite, ovvero le mie colleghe. Occasioni mancate, rimpianti e cavolate del genere: Pochissime. Solo una: non aver approfittato di una congiunzione astrale favorevole per farmi avanti. Chissà. Poi magari tornando indietro si scopre che è stato meglio così. Dove ho mangiato meglio: Scelta difficile. 1. Certamente Bellavista: i migliori anelli di calamaro mai mangiati in vita mia (e dire che quando li fa mia mamma non li mangio mai). 2. Beachcomber (pranzo) a parimerito con il Brasiliano 3. Giapponese. Dove ho mangiato peggio: 1. La mensa – ma non è un vero e proprio ristorante. 2. L’indiano – anche se in mancanza d’altro, meglio non essere schizzinosi. Per ora la lista si conclude qui. Se stanotte mi viene qualche altra categoria in mente, la aggiungerò poi. – la notte porta consiglio UPDATE 28/09/2006 Canzoni-tormentone di questa estate: 1. Seven nation army (era ovunque) 2. Tutta la disco revival italiana (Gioca Jouer, Raffaella Carrà, Quella che dice "Sciogli le trecce ai cavalli" e così via)…terribili 3. Nirvana – In Utero; Ska-p – Que corra la voz; Sikitikis – L’importante è finire; System of a down – Spiders (a parimerito perchè ricordano una serata in particolare)


La disorganizzazione è generale!


La settimana scorsa vado nel sito della mia facoltà per vedere se c’era qualche novità sulle nuove lezioni, che inizieranno tra pochissimo.
Nella sezione “Appelli” mi sono subito accorta che mancava la colonnina di novembre. Non ci ho fatto subito caso e ho lasciato perdere. “Magari li metteranno in seguito” ho pensato.
Oggi vado in facoltà per salutare una mia collega che non vedevo da tempo e tra una chiacchera e l’altra mi dice: “Forse a novembre non mettono più appelli! Il preside li vuole togliere perché dice che se ci prepariamo per quegli esami, poi non frequentiamo le nuove lezioni!”
COSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!?????
Ma stiamo scherzando?! Togliere anche gli appelli di novebre e aprile?! E cosa ci rimane? Febbraio, Luglio e Settembre!!
E come diavolo fa una persona normale a prepararsi quattro esami in un mese? Perchè in certe facoltà ci sono appelli ogni santo mese (o almeno a distanza ragionevole l’uno dall’altro), mentre noi di Economia dobbiamo per forza aspettare la fine dei due semestri?
Io mi ero già messa in conto che avrei dato un esame a novembre giusto per togliermelo di mezzo e concentrarmi poi dopo sulle nuove materie, e oggi scopro che invece dovrò concentrare gli esami in un unico mese, magari rischiando di ritrovarmi due esami diversi lo stesso giorno – come se non fosse mai capitato!
Come si può pretendere che uno studente si laurei in corso – o almeno in un lasso di tempo ragionevolmente breve – se sul suo percorso trova questi impedimenti?
La cosa che trovo inconcepibile poi è la motivazione che dà il preside. La mia facoltà non prevede l’obbligo di frequenza. Io posso decidere se andarci o meno alle lezioni. Fatti miei. Perché il preside si deve preoccupare che noi studenti frequentiamo le lezioni? A lui che importa alla fine? Non sarebbe più produttivo – a rigor di logica – se inserisse un po’ più di appelli per permettere a chi è rimasto indietro di poter recuperare subito, senza doversi fare un anno fuori corso?
Rimango sempre più sconcertata da questa facoltà, che mi sta riservando non poche sorprese.
E spero che il bello non debba venire. Mai.


The last hangover of this summer.


Come succede da qualche mese a questa parte (vedi precedente articolo), il sabato mattina (e anche pomeriggio) mi sveglio con un gran mal di testa. Colpa degli stravizi del venerdì notte. Prima si esagera e poi ci si trascina tutto il giorno con lo stesso piglio di un morto vivente.
Meno male che questa volta non dovevo scendere a lavoro! Ci sono stati sabati in cui sono scesa in condizioni pietose, con i postumi della sera prima.

Nonostante avessi finito di lavorare una settimana fa, ieri sono tornata al villaggetto per festeggiare il compleanno di un amico. Infatti al bar del personale tutti a chiedermi: “Ma cosa ci fai qui?” “Allora, cosa stai combinando?” “Ti vedo molto più riposata!” “Mi raccomando non mancare alla festa della chiusura!” e così via.
E’ stato bello tornare anche se solo per una sera e rivedere volti amici, come i camerieri del Castello (che, non lo nascondo, sono i miei preferiti!). Soprattutto è stato bello tornare con la consapevolezza che la mattina seguente non mi sarei dovuta infilare nessuna divisa e mettere nessuna targhetta con il nome, ma sarei tornata a casa.
Bella festa! Niente da dire. Al festeggiato abbiamo regalato una bottiglia del vino rosso più buono che abbia mai assaggiato, Rocca Rubia e, ovviamente, A. ha apprezzato tantissimo.
Da mangiare non mancava, da bere neppure. Sarà stata la compagnia, sarà stata l’“aria” (chiamiamola così) che ho respirato, ma non ho mai riso così tanto delle cazzate di G. e D. Sono pieni di stupidaggini anche da lucidi, vi lascio immaginare ieri notte che tanto lucidi non eravamo. Il migliore era D. che cercava di parlare in francese, storpiando le parole italiane per cercare di farsi capire da un cliente, capitato in mezzo a noi poveri dipendenti chissà come.
Tra una cosa e l’altra abbiamo finito alle 5 giocando a Playstation. La camera, la verandina e il giardinetto potevano fare invidia ad una discarica. Piatti, posate, bicchieri, lattine di birra, tabacco e cenere sparsi un po’ ovunque: queste sono le feste che mi piacciono!! Senza bisogno di essere vestiti all’ultima moda, senza bisogno di fare file incredibili per bere qualcosa, senza la solita musica di tendenza che si sente ovunque. A volte basta veramente poco per divertirsi. Anche se la mattina si pagano le conseguenze! Ma ne vale sempre la pena.

Stamattina mi sono svegliata verso mezzogiorno che ancora non capivo nemmeno dov’ero con la paura di fare un volo dal letto a castello. Mi sono preparata per prendere il pullman per tempo e tornare a casa a mangiare. Non ho voluto svegliare nessuna delle altre, anche perchè dormivano ancora profondamente. Mentre scendevo dalla fermata ho incontrato R. che non avevo salutato. Ci siamo augurati buona fortuna per tutto, con l’augurio di rivederci fra un mese.
Ho incontrato anche il responsabile del villaggetto. Gli ho riconsegnato le chiavi della mia vecchia stanza. La “suite” numero 67.
Dopo questa festa, non ho lasciato nulla in sospeso – più o meno – solo un piccolo rimpianto, che se ci penso bene alla fine non è nemmeno un rimpianto vero e proprio.
Ora posso dire di aver veramente finito questa stagione!


20 giugno – 9 settembre: storia di un’estate qualunque


Sono già passati 5 giorni. Cos’ho fatto in questi 5 giorni di “ritrovata libertà”? Ho dormito (molto), sono andata al mare, sono uscita un pochetto la notte. La solita pallosissima routine. Con le solite pallosissime facce. Che sto iniziando già a non sopportare.

HERE I AM. ONCE AGAIN
Continuo a girare in tondo. Senza andare da nessuna parte. E’ la solita solfa che riparte a metà settembre. Mi viene da chiere:“Wake me up when September ends”. Eppure quest’anno è andata ancor meglio che l’anno passato, nonostante le premesse un po’ disastrose. Quest’ultimo periodo ero veramente stanca, sia mentalmente che fisicamente. Stressata da una stagione che, in alcuni giorni, ha sfiorato vette di pesantezza unica. Soprattutto al lavoro, con certe colleghe che ve le raccomando. Roba che se le vede un gatto nero attraversare la strada, si tocca le palle e scappa via!

LA SVOLTA
Ad un certo punto c’è stata una “svolta”. Dopo l’esame di diritto privato ormai non avevo più motivo per tornare a casa tutte le sere. La camera ce l’avevo, la compagnia non mi mancava, perchè continuare a fare la pensionata per tutto il resto dell’estate?
Una volta trasferita al villaggetto, non ho fatto altro che recuperare tutte quelle settimane in cui sono rimasta in “letargo”. Qualunque pretesto andava bene: la festa del personale, una pizza all’una della notte, una chiaccherata e una fumatina fuori dalla verandina, l’inaugurazione di quel nuovo locale. Non andavo a letto mai prima delle 3. E a volte si facevano anche le 6! Con immaginabili conseguenze il giorno dopo al lavoro.

IL LAVORO
Fino ad allora tutto era andato bene. Non avevo dato alcun motivo alla mia capufficio per lamentarsi di me. Sembrava troppo bello per essere vero. E infatti non sarebbe stato da me se non fossi “inciampata” in un “lieve” ritardo di tre quarti d’ora. Complici quei 5 o 6 drink in più e l’ora tarda in cui sono rientrata la notte prima (d’altronde c’era l’inaugurazione del Baia Chia!). Accidenti a me! Avevo una faccia tremenda quel giorno…ricordo che non mi sono nemmeno pettinata! E ovviamente stavo una merda. In tutti i sensi. Non so nemmeno come ho fatto allo snack da sola. Ricordo solo una sete pazzesca.
Sembrava finita lì e invece quella settimana ogni pretesto era quello buono per rimproverarmi per qualcosa che non andava. E ti pareva…sembrava fatto apposta. Tutte le disgrazie e i pasticci si erano concentrati in quella settimana maledetta. Eccheppalle.
E non era finita qui! Anche le mie colleghe, nonché compagne di serate, sono “inciampate” nel mio stesso errore. E le altre colleghe (che per semplicità d’ora in poi chiamerò STREGHE), gelose e smaniose di primeggiare al lavoro (l’unica soddisfazione delle loro vite frustrate e grigie), trovavano ogni pretesto per lanciare battute, per sparlare di noi alle spalle, per criticarci con la capufficio (che di petegolezzi si nutre!).
“Sai a che ora sono rientrare ieri notte?” “Mi raccomando non fate ritardo domani…” Mentre sfrecciavano via a bordo della loro scopa volante.
Sono state settimane pesantissime per il clima che si era venuto a creare al lavoro. Non si riusciva a lavorare bene.
Poi non so come qquesta cortina di ferro è sparita. Non del tutto ovviamente. Mica si può reprimere da un giorno all’altro la propria natura di streghe. Diciamo che si sono date una calmata. Forse perchè hanno visto che tanto zitte non rimanevamo alle loro stupide provocazioni.

IL RESTO DEL MONDO. OVVERO TUTTI GLI ALTRI CHE SI SONO TROVATI A LAVORARE CON ME.
Smetto per un attimo di parlare di cose negative, per arrivare a quelle positive. Nonostante tutto, ho avuto l’opportunità di conoscere tante nuove persone e di approfondire certe conoscenze che l’anno scorso (in quel breve periodo in cui ho lavorato) non ho approfondito.
Prime fra tutti: i camerieri e i cuochi che lavoravano a pranzo assieme a me. Tra le tante ho scoperto anche di avere un collega di università.
anyway…sono molto contenta di averli conosciuti e di aver avuto l’opportunità di lavorare con loro, Soprattutto a pranzo, che è il momento più duro per tutti. Gli ultimi giorni c’era veramente poco da fare e passavamo quasi tutto il tempo a chiaccherare, a ridere, a prendere in giro i clienti. Si era creata una piccola “famiglia” e sentivo che non avrei potuto fare a meno di quei momenti.
Per secondi, mi vengono in mente A., C., V., S., B., M., G., R. (e sono sicura che ne sto dimenticando pure qualcuno) con i quali è stato davvero un piacere lavorare la sera…e divertirsi la notte!!
E come non dimenticare il mitico P. che, puntuale, ogni mattina ci portava le paste ancora calde per fare colazione. Ancora lo sento che bussa alla porta dell’ufficio e si presenta con il suo:“Pasticceria mobile. Buongiornoooo” e noi che lo aspettavamo con le fauci spalancate!!
Non sono mancati i giorni neri, quelli in cui avresti voluto mollare tutto quanto per tornare a casa. Ma, in fin dei conti, sono poca cosa in confronto ai bei ricordi che conservo di quest’estate. E, adesso che ho finito, i problemi sembrano relativamente stupidi e banali ora che li vedo da un’ottica esterna.

Troppe cose ancora vorrei scrivere, ma finirei con lo scadere nel banale e nello stucchevole (come nell’ultima parte del mio racconto). Meglio fermarmi qui.
So di non aver reso nemmeno l’1% di ciò che realmente volevo.
Ecco perché nel prossimo articolo farò una piccola lista delle cose che valgono la pena di essere raccontate.

C’è una canzone che sembra scritta apposta per me. Potrei averla scritta io stessa….(magari! Sai quanti soldi mi facevo con i diritti della SIAE).

Sembra perfetto il cielo che ho lasciato è lo stesso che ritrovo tutto l’anno qua.
Tornare…tutto era al suo posto quasi ad aspettare che me ne tornassi qua. Da solo. Quasi a ritardare il momento di lanciarmi nella mischia.
Ma so che la sera tutto funziona e che se cerchi una risposta forse ti arriva. [...] meglio la sera fuori dal mondo mentre il mondo mi gira tutto intorno, tra me e me che penso a quello che mi aspetta in questa sera che mi gusto senza fretta.
Per ogni giorno che passerò spero che possa riavere questa voglia che ho visto che so che questo cielo si dimentica [...]
….
ZERO ASSOLUTO – MEZZ’ORA