Simo*


Nuvole dispettose e lampi di fine luglio


Ed eccomi qui, a casa, nel mio unico giorno di riposo, mentre fuori il cielo sembra minacciare un tremendo temporale.
Ho fatto in tempo solo a farmi un bagno veloce e verso l’una la giornata al mare era già bella che rovinata. Unico lato positivo: ho preso un po’ di colorito e non mi sono ustionata, come, invece, succede puntualmente ogni estate. Colorito che, però, scomparirà nel giro di uno o due giorni.
Deve esserci una nuvoletta che mi segue e si scatena proprio il martedì, unico giorno in cui posso dedicarmi agli affari miei. Mi viene in mente lo sfortunatissimo Fantozzi, mio collega (almeno nel titolo di studio).
Forse è un “privilegio” di tutti i ragionieri d’Italia avere una nuvoletta personale che rovina puntualmente week-end, giorni di riposo, feste comandate e tutte le ricorrenze.
Scommetto che domani tornerà a splendere il sole.

Per il resto tutto a posto. Più o meno. Al lavoro continuo a farmi gli affari miei e a curare solo il mio interesse. Come tutti gli altri del resto. La generosità paga poco in questo campo. Mi trovo bene davvero con poche colleghe del mio ufficio. Con le altre, mi limito a scambiare qualche battuta e il sorriso di circostanza. Purtroppo tra noi non c’è un vero affiatamento, semmai un po’ di competizione e una punta di invidia (di cosa ancora non l’ho capito).
Ormai ho preso una certa confidenza con quelli che lavorano al Beachcomber e il pranzo scorre anche abbastanza piacevolmente, se non fosse per il fatto che bisogna correre da una parte all’altra e c’è davvero poco tempo per fare un discorso normale.
Mi sto affezionando anche quest’anno.
Mi sto affezionando al posto, alla routine del lavoro e anche alle persone. E questo non va bene. Se penso a come è iniziata male questa stagione. Non so come ho fatto a resistere i primi 10 giorni e a non gettare la spugna quasi subito. E’ stato il mio orgoglio. Il mio fottutissimo orgoglio che mi ha impedito di mollare: non potevo e non dovevo. Mi ero presa l’impegno di lavorare e di studiare contemporaneamente. Non riuscivo a fare bene né l’uno né l’altro. Pensavo di dover scegliere. E invece alla fine ne sono venuta fuori.
Il professore mi ha fatto pure i complimenti per aver passato un esame così difficile (Diritto privato) al primo “tentativo”, considerato il fatto che studiavo nei ritagli di tempo (3 ore scarse il pomeriggio).
E anche al lavoro quest’anno va molto meglio. Diciamo che sono presa un po’ di più in considerazione.
Il pranzo me lo gestisco da sola, senza dover essere dipendente da qualcun’altra delle mie colleghe più “anziane”, che spesso e volentieri approfittavano di ciò, facendomi fare la “schiava” che porta i conti in giro per la sala o senza avere “palle al piede” che mi rallentano.
A cena 3 volte la settimana mi fa fare uno dei ristoranti che, la scorsa stagione, per me erano off-limits, anche se questo è 1vero e proprio vantaggio, visto che inizio prima e finisco sempre molto tardi.
I primi 10 giorni ero sicura che non sarei più tornata, che questa sarebbe stata la mia ultima stagione, che mancava ancora troppo tempo al 31 agosto.
Adesso non ne sono più tanto sicura e il mio ritorno dipenderà, più che da me, dagli impegni universitari futuri e che al 31 agosto, in fondo, non manca poi tanto. Anzi manca pochissimo se confrontato con la velocità con cui luglio è andato.
E la settimana prossima andrò al mare. Nuvolette di Fantozzi permettendo.


Forse ci sono quasi…più o meno


E’ più o meno un mese che non scrivo cazzate sul blog.
Stavolta il problema non è che non ho niente da scrivere. Ne avrei eccome di cose da raccontare: mi sono successe più cose in questo mese scarso che nei precedenti mesi. E ne sono felice. Sono felice di avere una vita abbastanza piena, di non aver tempo per pensare e di dover pensare a troppe cose tutte assieme.
Troppi casini. Troppa paura di non farcela a conciliare le 2 cose e di non riuscire bene in nessuna.
Adesso credo di aver trovato un “equilibrio”. Sto bene. Non mi lamento di niente. Forse solo del mal di piedi. Ma è sempre meglio che ammazzarsi di noia a casa.
Ho paura della noia. Ho paura di fermarmi ed essere costretta a pensare. Pensare troppo fa male. Meglio riempire la testa di altre cose.

Oggi è il mio giorno libero. Un giorno solo non basta per recuperare.
Quando avrò voglia racconterò di questo mese. Non adesso.
Ora esco.

Foto: ecco cosa appare su Google se scrivo il nome del ristorante dove lavoro (finalmente) da sola.