Simo*


Il solito stupido test

Mi ero ripromessa di non fare più test, e invece eccomi ripiombata nel tunnel senza uscita dei test ;)

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La canzone del mese

Babyshambles – Fuck Forever

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E’ proprio necessario conoscere la verità delle cose?

Sottotitolo: Ovvero come incasinarsi la vita per aver detto la verità

Ieri notte, come mi capita da una settimana a questa parte, mi sono fermata a riflettere su quello che mi stava succedendo, anche se, con il tanto pensare, non credo di essere arrivata a una soluzione concreta.

Credo che ci siano verità che non debbano mai essere rivelate, verità di cui è meglio ignorare l’esistenza, perché saperle non reca nessuna utilità o, come nella maggior parte dei casi accade, condizionano in bene o in peggio l’esistenza di chi ne è, più o meno, coinvolto.
Mi spiego meglio.
Nessuno vorrebbe sentirsi dire che non è una bella persona, che non merita niente dalla vita, ma solo tutto il peggio che c’è.
Nessuno, per fare un esempio ancora più banale, vorrebbe scoprire che viene deriso per un suo comportamento o, ancora peggio, per il suo modo di vestire.
Ci potrebbe essere qualche obiezione da parte di qualcuno che pensa di essere superiore a tutto ciò che dice la gente, di essere superiore agli scherni, alle prese in giro, all’emarginazione e di non aver bisogno dell’approvazione degli altri per essere se stesso.
Sì, va bene, può darsi che gli altri non riescano a toccarti, ma io non ci credo.
Mi suona come una bugia bell’e buona, raccontata a sé stessi, quasi come una giustificazione.
Tutti quanti, chi più, chi meno – dipende anche dal carattere – sentono e subiscono il “peso” di una verità che, all’improvviso, viene loro rivelata e apre i loro occhi, quasi come risvegliati da un torpore mentale che, fino ad allora, ha impedito loro di vedere la reale consistenza delle cose e delle persone che li circondavano.
Certe verità sono talmente evidenti, a volte, che non hanno nemmeno bisogno di essere dette o ribadite.
Eppure ciò che può sembrare evidente e scontato per qualcuno, non lo è, invece, per qualcun’altro, che ha bisogno di molto più tempo per arrivarci. Se non addirittura c’è bisogno di qualcuno che questa verità gliela sbatti letteralmente in faccia.
Ma se continua a non arrivarci? Se continua a comportarsi come se niente fosse o, peggio, come se tutto si possa aggiustare con un semplice schiocco di dita? Cosa si fà?
Penso che sia meglio lasciar perdere. E’ una battaglia persa in partenza.
Che tristezza.
Che tristezza pensare che ci sono persone che che vedono il mondo o solo bianco o solo nero, e non riescono a vedere le tante tonalità di grigio che stanno nel mezzo.
Solo chi è dotato di una sensibilità molto sviluppata – ma in certi casi basta anche solo avere un cervello con più di dieci neuroni funzionanti – riesce a cogliere certe sfumature. Certi stati d’animo che non si possono nemmeno esprimere con le semplici parole.
Queste persone che hanno la sensibilità di un’ameba non sembrano nemmeno rendersene conto di tutto ciò che li circonda.
Tornando al discorso iniziale, credo, anzi adesso ne sono convinta, esistano verità che è meglio non sapere e che è meglio tenere per sé.
Sia perché si potrebbe correre il rischio di condizionare i modi di essere o d’agire degli altri, sia perché ci sarà sempre chi non capirà e chi, pur capendo, non le accetterà.
Ci sono cose che non vanno dette.
Per quieto vivere.
Per convenienza sociale, economica, etica ecc..
Perché si vuole troppo bene ad una persona.
Per amore.
Per troppo amore.

Quante liti, incomprensioni, tormenti, lacrime versate, amicizie infrante si eviterebbero in questo modo.
Alla fine, sta a noi decidere che fare delle nostre verità.
Avere il coraggio di urlarle in faccia al mondo intere e pagarne le conseguenze.
O lasciare che tacciano per sempre, rinchiuse nel nostro animo, riempendoci la vita di menzogne.

L’unica cosa che mi viene in mente è un pezzo di una canzone:
“God bless catastrophe”


Cosa mi rende felice

1.- Rileggere le vecchie e-mail del mio amico
2.- Cantare a squarciagola vecchie canzoni alla fine di una serata passata al nostro pub
3.- Leggere un bel libro
4.- Ridere con le mie colleghe, parlando di cazzate
5.- Andare al cinema e sentire l’odore dei popcorn
6.- Uscire la domenica pomeriggio a mangiarsi la pizza
7.- Fumarsi una sigaretta vicino al mare d’inverno
8.- Il gelato alla nocciola
9.- Rivedere un/a vecchio/a amico/a dopo tanto tempo
10.- Lasciarsi trasportare dai ricordi assieme a coloro che hanno condiviso una parte importante della mia vita

Ma soprattutto

11.- Non vederti.


Lontano dagli occhi…..

Mi è tornato il mal di stomaco che ha accompagnato quasi tutta la mia estate scorsa.
E’ così che somatizzo tutto il mio nervosismo, le tensioni accumulate e lo stress di questo periodo.
Se mi dovesse venire un’ulcera, non mi spaventerei nemmeno. Non me ne importerebbe ora come ora. Ho cose più importanti a cui pensare.
Come ad esempio gli esami, che questo mese non mi daranno pace.
E solo su quello voglio concentrare e incanalare le mie energie. Usarle per qualcosa di concreto, che mi possa dare soddisfazione. E smetterla di rincorrere cose che non avrò mai, di fare castelli in aria.
E’ finito il tempo di fantasticare.
Lascio perdere quello che non mi serve, che mi impedisce di crescere.
Devo imparare ad essere egoista.
In questo primo mese dell’anno devo capire veramente cosa voglio e liberarmi della “sporcizia” accumulata nel vecchio anno.
Inizio col liberarmi di te.
Non cercarmi più. Esci dalla mia vita. Non so che farmene di te. La tua prensenza mi da fastidio e mi rovina la giornata. Perché non faccio altro che pensarti.
Meglio che tu esca dalla mia vita.
Mi costa tanto farlo.
Ma è meglio così. Per tutti.
Sei tu la ragione del mio mal di stomaco. Mi fai venire la nausea.
Quindi prego. La porta è da quella parte.
Accomodati fuori dalla mia vita.
Avanti un altro.
Avanti un altro.